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Balocco racconta in un libro (anche) la sua storia di internazionalizzazione

S’intitola “Una finestra sul mondo” ed è il capitolo nel quale Alberto Balocco, in un libro, traccia le linee di crescita sui mercati esteri nei prossimi anni per la sua azienda, specializzata da quasi 90 anni in produzione di dolci. Il libro, scritto con me a quattro mani – “Volevo fare il pasticcere”, edito da Rizzoli – è in tutte le librerie d’Italia dal primo dicembre e una prima presentazione avviene a Torino il 3 dicembre (libreria Mondadori, via Monte di Pietà, dalle 17).

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“Il fatto di essere riusciti ad affermarci nel mercato domestico, a sviluppare le vendite, a migliorare la redditività e la solidità finanziaria anno dopo anno – sottolinea il presidente e amministratore delegato della Balocco –

Alberto Balocco e pulllmino

e nonostante i tanti problemi dell’economia del nostro Paese, non ci esime però dal provare, nei prossimi anni, la strada dell’internazionalizzazione. Non che non si sia fatto nulla fino a oggi: per un’impresa del settore alimentare che fa dolci da ricorrenza, vendere in una sessantina di Paesi al mondo e ricavarne il 12 per cento del suo fatturato è già un buon risultato. Sappiamo bene che la colazione all’italiana, con latte e biscotti, è un’abitudine da «mare nostrum», e che all’estero i costumi alimentari di inizio giornata sono ben diversi”.

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Neppure i leader italiani di questo comparto riescono a essere altrettanto efficaci nei mercati esteri, aggiunge Balocco.  L’azienda di Fossano è consapevole che “non sarà una passeggiata” il nuovo lavoro di internazionalizzazione che sta impostando, “ma – precisa il presidente – siamo convinti che sia ormai il momento di attrezzarci per andare a giocare nella «Champions League» dell’alimentare. Ci stiamo lavorando da alcuni anni: stiamo studiando prodotti da forno che possano venire incontro al gusto e alle abitudini alimentari dei consumatori all’estero, come nel caso dei wafer, che già produciamo e che sappiamo piacere, e anche molto, oltreconfine. La sfida è realizzare prodotti export oriented. In fondo, si tratta di un cambio di mentalità che riguarda molte imprese del nostro settore e non solo. Oggi facciamo cose buone pensate per l’Italia che poi cerchiamo di vendere anche fuori. Ne deriva che i mercati esteri, per quanto curati bene e con importatori di livello, sono concepiti, nelle nostre teste, come sbocchi di «risulta». Di questo passo non si può andare molto lontano”.

Ecco allora l’idea: produrre prodotti che piacciano all’estero e da vendere, come in un secondo passaggio, anche sul mercato italiano. Una sfida.

“Ecco perché alla serietà delle indagini di mercato e allo studio approfondito, sul campo, dei prodotti di maggiore gradimento (è il caso degli snack, per esempio) – prosegue Alberto Balocco nel capitolo del suo libro-autobiografia della sua azienda e della sua famiglia –  abbiamo affiancato un progetto industriale che possa dare gambe al nostro sviluppo internazionale. A questo obiettivo è finalizzato l’ampliamento previsto sempre all’interno del perimetro aziendale: uno spazio completamente nuovo, con impianti e attrezzature destinati a realizzare i prodotti Balocco espressamente pensati per i mercati esteri. Il nostro impegno è continuare saldamente a essere presenti nello stabilimento di via Santa Lucia, finché gli spazi lo permetteranno, per rendere sempre più forte l’azienda e per continuare a produrre occupazione”.

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La Balocco chiuderà il 2016 con un fatturato ancora in crescita. “A oggi – dice il presidente e ad – prevediamo di arrivare a fine anno con vendite superiori ai 170 milioni, contro i 168,5 dell’anno scorso. La quota del fatturato dall’estero, che si aggira, appunto, intorno al 12 per cento, risulta in crescita del 10% rispetto al 2015. Nella classifica dei Paesi in cui siamo più diffusi, in testa c’è la Francia, seguita dalla Cina, dalla Turchia e dalla Gran Bretagna. Al quinto posto gli Stati Uniti. Queste destinazioni coprono quasi il 50% del nostro export. Fatto cento dello stock di esportazioni il 40 è rappresentato dai dolci da ricorrenza, quindi panettoni, pandori e similari, ma già il restante 60% è garantito dai continuativi, cioè frollini e altre produzioni. Il che significa – conclude Alberto Balocco – che stiamo già giocando positivamente sul mercato difficile della prima colazione e del fuori pasto. Proprio in quest’ultimo segmento di vendite estere, il fuori pasto, cioè gli snack e altro, rappresenta il 60 per cento”.

Il sito di Balocco

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