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La Piacenti di Prato restaura la Basilica della Natività a Betlemme, altri tre anni di lavori

E’ italiana l’impresa di restauri che ha risanato dalle infiltrazioni d’acqua e che sta riportando al suo antico splendore la Basilica della Natività a Betlemme, in Palestina. Vi lavora da tre anni. E dopo aver sistemato la copertura in piombo e le capriate in legno del tetto, restaurato i prospetti esterni, il nartece e i mosaici e riportato alla luce un settimo angelo, fino a ieri non visibile, ora si appresta a un altro triennio di opere per rinnovare duemila metri quadrati di pietre esterne, circa 50 colonne interne e i pavimenti, con mosaici ancora da riportare pienamente a galla. Oltre a questi lavori è anche in programma una delicatissima – in termini di impatto sulla Basilica e sui restauri – posa di impianti elettrici e di illuminazione.

Protagonista di questo intervento – a ragione definito “epocale” perché da secoli non si metteva mano alla Basilica, e voluto dall’autorità nazionale palestinese che ha messo a disposizione risorse proprie e raccolto finanziamenti internazionali e di privati, anche musulmani – è la Piacenti, di Prato, azienda che affonda le sue radici nell’attività artigiana nel legno e nell’ebanisteria avviata da Vincenzo Piacenti nel 1875.

il sito della Piacenti

Il profilo Facebook di Piacenti

Nel cantiere, dove lavora stabilmente un team di una ventina di persone della Piacenti, accanto a operatori di aziende locali, hanno fatto tappa numerose autorità, tra cui il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama,

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il premier Matteo Renzi

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e papa Francesco, quest’ultimo il 25 maggio del 2014.

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L’intervento è stato reso possibile da un accordo raggiunto tra le autorità del governo palestinese e le tre comunità religiose che detengono i diritti sulla Basilica sanciti secondo lo Statu Quo (un provvedimento del 1852): i greci ortodossi, gli armeni gregoriani e i cattolici (in particolare, i frati francescani della Custodia di Terrasanta). Un accordo che ha del miracoloso visti i dissidi che hanno diviso per lungo tempo le parti.

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Ecco i numeri aggiornati dello stato dei lavori (a luglio 2016): 170 tra partner, collaboratori, subcontractor e consulenti, 30 spedizioni di materiali, 2.800 metri quadrati di ponteggi, 20 tonnellate di legno antico, 200 kg di resina per legno, 55mila viti solo per il tetto, 2mila mq di multistrato fenolico, 2.800 mq di lastre di Piombo, 2 tonnellate di lana di Prato. In tre anni di lavoro 130 mq di mosaico restaurato, una porta armena restaurata, due colonne in restauro. In tutto 57 autorità del mondo in visita ufficiale.

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“Ho saputo del bando internazionale da Internet”, spiega l’attuale presidente dell’impresa, Giammarco Piacenti (nella foto a sinistra con i rappresentanti della Chiesa russa ortodossa in visita).

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L’azienda (una quarantina di dipendenti, fatturato 2016 che si chiuderà a quota 4 milioni di euro) non è nuova a esperienze di lavoro all’estero, specialmente dopo la svolta verso l’internazionalizzazione, impressa da Giammarco e dai fratelli Marcello e Daniela e avvenuta nel 2006 con un primo appalto estero vinto a Mosca, con il restauro delle sale di Villa Berg, la residenza dell’Ambasciatore italiano. Da allora la Piacenti ha lavorato in Cina (restauro della Wenzhou Pagode), ancora in Russia (in Carelia, all’iconostasi lignea policroma della Chiesa della Trasfigurazione sull’isola di Kizhi, qui nella foto),

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e in Ungheria (alle pitture murali e ai materiali lapidei della Sinagoga a Budapest). Ma è fuor di dubbio che il maggiore simbolo del valore internazionale ormai assunto dall’azienda è proprio il lavoro in corso a Betlemme. A conclusione del prossimo triennio di restauri salirà a oltre 15 milioni di euro il valore degli interventi realizzati dall’impresa pratese nella Basilica della Natività.

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Un bilancio dei primi tre anni di lavori è stato fatto al recente Meeting per l’Amicizia tra i popoli, a Rimini, con un incontro e con una mostra dal titolo “Restaurare il cielo. Il restauro della Basilica della Natività a Betlemme”, curata da Mariella Carlotti e Giammarco Piacenti, che ha registrato oltre 19 mila visitatori nei sette giorni di esposizione.

La presentazione della mostra sui restauri al Meeting di Rimini

Il documentario sui restauri

Il cantiere aperto in Palestina – al di là del prestigio e del rilievo che ha assunto nella storia del recupero di beni culturali e di patrimoni dell’umanità – è anche significativo per il modello di strategia adottato dall’azienda per acquisire commesse all’estero. Il metodo è quello della credibilità conquistata che si conquista sul campo. “Nel 2013 abbiamo partecipato al bando per le prime opere di restauro della Basilica, quello da 1,9 milioni di euro per risanare il tetto, appalto che abbiamo vinto – spiega Giammarco Piacenti – . Abbiamo operato con la precisa volontà di mostrare quanto sapevamo fare e con un’offerta di costi molto oculata. Doveva essere il primo passo per convincere i committenti che con il nostro lavoro avremmo potuto contribuire al restauro complessivo della Basilica. E così è stato. Una sfida –  sottolinea – che oggi appare vinta, perché dai tetti siamo passati a successivi incarichi, per risanare e restaurare pareti e mosaici: un intervento che, complessivamente, vale 8 milioni di euro. Confidiamo di poter completare nei prossimi tre anni i nuovi lavori che ci hanno assegnato (alle pietre esterne, alle colonne, ai pavimenti e con la posa degli impianti tecnologici), opere il cui valore si aggira sui 7,5 milioni di euro”.

Tradizione artigiana, apporto della ricerca e delle applicazioni scientifiche ma anche attento controllo di gestione di contratti e appalti sono i punti di forza di questo centro di restauro di beni culturali che ha potuto, in questo modo, far convivere l’apertura all’estero (“Ho studiato a lungo l’attività di altre importanti aziende che operano oltreconfine”, sottolinea il presidente della Piacenti) con una già forte attività in Italia, soprattutto per appalti pubblici.

Piacenti sta lavorando attualmente al complesso museale degli Uffizi, a Firenze, e ha compiuto, negli anni scorsi, interventi in altri importanti poli museali, come la Reggia di Caserta, Palazzo Reale a Napoli, l’Arengario a Milano, la casa natale e il museo di Leonardo da Vinci, Santa Maria della Scala, a Siena. Piacenti ha in corso un cantiere alle Terme Leopoldine di Montecatini Terme e ha compiuto restauri a Palazzo Gonzaga a Guastalla, alla Rocca Cerbaia di Prato, alla Basilica di San Gaudenzio a Novara. Altre attività, inoltre, presso siti archeologici, e nel restauro di dipinti su tela e tavola, di manufatti lignei policromi, di pitture murali e di materiali lapidei e musivi.

Un  presente, questo, che pesca in un passato caratterizzato da passione per il proprio lavoro. E’ il padre di Giammarco Piacenti, Gianfranco, a segnare la prima importante svolta aziendale nel secondo dopoguerra quando, prendendo sulle sue spalle l’eredità di lavoro nel legno del padre Geremia (che a sua volta l’aveva acquisita dal “fondatore”, Vincenzo), decide di spostare l’impresa dalla storica bottega in frazione Cavarzano nel comune di Vernio a Prato. Qui Gianfranco comincia anche a operare nel campo del restauro.

Non passa però molto tempo che per la Piacenti si apre una nuova fase: all’inizio degli anni 80 Gianfranco, convinto che il lavoro di equipe sia più efficace di quello di un singolo artigiano, decide di passare la mano ai figli, soprattutto ai primi dei suoi cinque, i più grandi, Daniele e Stefano. “Papà – ricorda Giammarco, che all’epoca era un adolescente – rimane a lavorare con i suoi figli e dà loro piena fiducia. La sua presenza è discreta, con consigli, ma mai con critiche distruttive. Fate voi, diceva con convinzione”. Il cammino della Piacenti ha un’ennesima svolta nel ’94 quando Daniele e Stefano lasciano l’azienda per avviare un’altra attività e il testimone passa così in mano a Marcello, Daniela e al più giovane Giammarco. Inizia, con loro, un percorso nuovo per l’azienda che comincia a lavorare assiduamente con le Soprintendenze e negli appalti pubblici.

L’ultimo cambio di passo importante per la Piacenti avviene nel 2009: “Decidiamo di ricapitalizzare l’azienda – dice il Presidente – con un’iniezione finanziaria di un milione di euro, attraverso una partnership con una grande impresa come la Cooperativa muratori sterratori e affini (Cmsa) di Montecatini Terme, alla quale cediamo il 32% del capitale sociale”. Con Cmsa, Piacenti, che è già una spa, porrà così le basi di solidità necessarie per la propria prospettiva di internazionalizzazione e per l’acquisizione dei grandi appalti pubblici in Italia.

 

  • Gelsomini Renzo |

    Visto dal vivo il loro lavoro non potete immaginare che enormità bellezza lavoro artigianale per la pulizia de migliai e migliaia di tessere dei mosaici parlatene perché una ditta eccezionale come la Piacenti Italiana e Pratese deve essere aiutata per finire i restauri delle colonne Grazie

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