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Partnership transatlantica Ue-Usa: per Marina Calderone (Cup) “occasione di internazionalizzazione” per i professionisti

Uno dei capitoli meno sottolineati della trattativa in corso tra Ue (tramite la Commissione europea) e governo degli Stati Uniti per migliorare le opportunità di business riguarda l’obiettivo di favorire un libero (e proficuo) scambio di offerte di servizi. In uno dei paper pubblicati dalla Commissione europea si afferma che questo tipo di relazioni è già ampiamente sfruttato. «Nell’Unione europea – è detto – circa il 60% dell’economia e dell’occupazione deriva dal comparto dei servizi. Servizi che sono, tanto nella Ue quanto negli Usa, la dorsale delle loro economie. Ue e Usa esportano tra loro già un gran numero di servizi, ma le imprese europee incontrano ancora ostacoli quando cercano di vendere i loro servizi sul mercato statunitense».

Anche in questo campo il Ttip si dà l’obiettivo  «di contrastare le barriere che il business europeo incontra nell’ambito dei servizi» e di favorire l’accesso al mercato Usa. Ma una parte di rilievo è data dal Ttip alla «mobilità dei professionisti». E a questo riguardo i negoziatori europei si stanno impegnando «a porre le basi perché architetti, avvocati e altri che lavorano nell’ambito di altre professioni a esercitare la propria attività anche sull’altra sponda dell’Atlantico, attraverso il riconoscimento delle rispettive qualifiche».

Per Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario professioni), nonché presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, tale obiettivo della trattativa tra Ue e Usa apre la strada all’internazionalizzazione delle professioni, non solo per le imprese, anche se la mobilità all’estero dei professionisti è un versante  di non facile realizzazione. «L’internazionalizzazione delle professioni italiane – sottolinea – è una grande opportunità in un mondo globale, ma riguarda tutti allo stesso modo. Quelle professioni che lavorano a stretto contatto con l’applicazione delle norme italiane, di per sé tante e complesse, continueranno ad avere un mercato prevalente domestico. Anche se per le Pmi italiane il contesto internazionale negli anni è cresciuto di importanza e quindi il professionista non può non essere preparato anche in tale ambito. In questa direzione – conclude Marina Calderone – diventa basilare dotarsi di quanto necessario per assistere le aziende sul mercato globale, sia per le tante che delocalizzano sia per quelle che pur restando in Italia esplorano nuove opportunità di sviluppo».