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Gai Giacomo, come resiste una “metalmeccanica”; e internet aiuta l’export

Vita dura oggi per le piccole aziende metalmeccaniche. Sembra banale dirlo, e lo e' sicuramente, ma studiandole da vicino si capisce come le grandi opportunita' offerte da Internet per entrare in contatto con potenziali clienti all'estero siano state per molte di esse – e sono – una delle leve che hanno permesso di non perdere il sorriso anche in anni difficili come il 2013. Lo dimostra la Gai Giacomo di Villarbasse, in provincia di Torino, azienda familiare specializzata in minuterie tornite di precisione, 45 dipendenti, per il 70 per cento della produzione dedicata all'automotive in Italia e all'estero.

L'anno appena concluso, con un export che ha sfiorato il 30 per cento del fatturato complessivo, ha dato risultati positivi al punto che il direttore tecnico, Franco Gai (nella foto al fondo dell'articolo, al centro del "gruppo ristretto" che guida l'azienda), figlio del fondatore, Giacomo, recentemente scomparso, ammette: "Se tutti gli anni fossero come il 2013 sarei contento". Lo dice pensando ai ricavi raggiunti l'anno scorso, oltre 9 milioni, e alle previsioni per il 2014, anche se i margini di guadagno si sono ovviamente assottigliati.

L'ancora di salvataggio dell'estero non e' scoperta di oggi per la Gai Giacomo: risale ai primi anni 90 "quando vivemmo una crisi abbastanza analoga a quella di oggi". Ma la svolta viene dall'interno della famiglia con l'arrivo in azienda di Elisa, figlia di Franco Gai, che con la sua conoscenza delle lingue, accelera il processo di internazionalizzazione dell'impresa, specie sui mercati di lingua tedesca. Ma non solo. La partecipazione alle fiere di settore, e moltissimo anche l’utilizzo di Internet, diventano il volano di una forte volonta' dell’impresa torinese di affermarsi all'estero. "Elisa – racconta Gai – e' entrata in azienda 8 anni fa e abbiamo fatto boom, allargando il nostro orizzonte a Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, Polonia, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca, Turchia, per citare alcune delle nostre mete commerciali. Il lavoro per l'estero, specie in Germania, ci aiuta ad avere liquidita': i pagamenti sono a 30 giorni, riusciamo a ridurre il ricorso alle banche. In Italia, se va bene, rientriamo del nostro lavoro a novanta giorni".

Ed e' qui che si innesta la forza della Rete: "Elisa divide i potenziali clienti per settori, individua quelli che possono essere interessati alle forniture di componenti ottenuti con le nostre tecnologie e scrive. In genere troviamo molta attenzione alla presentazione della nostra azienda, direi che il 90 per cento delle imprese contattate risponde. Seguono le richieste di preventivi. Ed e' sempre il prezzo che decide. Lavorando a questi livelli abbiamo guadagnato il nostro piccolo spazio di competitivita'. Con l'estero non siamo ai fasti di 15 anni fa quando si lavorava col marco, ma va bene cosi'".

Alle lettere seguono molto spesso le visite nelle aziende estere contattate e altrettanto spesso queste imprese vengono a visitare la Gai Giacomo: "E trovano uno stabilimento in perfetto ordine e questo e' molto apprezzato".

Ma non c'e' solo l'export a salvare la metalmeccanica italiana. L'azienda di Villarbasse fa dell'aggiornamento continuo del parco macchinari (il piu' vecchio risale al 2002) il suo fiore all'occhiello e una delle decisioni piu' importanti e' stata "cambiare la strategia di produzione". "Prima – spiega Franco Gai – operavamo su grandi quantitativi, ora ci siamo attrezzati a lavorare da pochissimi a milioni di pezzi, ad offrire qualita' e tecnologia su qualsiasi tipo di richiesta. Abbiamo puntato ad avere tante commesse invece di poche, numericamente forti e dilatate nel tempo. Il problema e' l'improvvisazione della programmazione".

Accanto a questa, altre scelte importanti: spinta commerciale sul B2B sfruttando tanti eventi, partecipazione alle fiere. La Gai Giacomo ha anche diversificato la produzione (oleodinamica, edilizia e altri comparti) e ha cercato sinergie con aziende concorrenti: "Stiamo aiutando imprese che hanno bisogno di particolari produzioni per i loro clienti e altre fanno cosi' con noi", dice Gai, pensando al rapporto stretto con altri imprenditori in Piemonte, Emilia e Marche: un modo astuto e solidale per esorcizzare la crisi.

 

Il sito della Gai Giacomo

 

Franco Gai al centro della foto