Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Al Cersaie in campo la nazionale ceramica italiana che gioca all’estero: “filiazioni” senza delocalizzare

L'internazionalizzazione produttiva e' una strategia di presenza sui mercati esteri che le imprese italiane del settore ceramico stanno adottando con convinzione. Sono, infatti, una ventina le società di diritto estero nella produzione di piastrelle controllate totalmente o a maggioranza da dieci gruppi ceramici italiani. Lo evidenzia un recente studio di Confindustria ceramica.

Hanno presenze produttive consolidate all'estero (controllo o posizione di maggioranza) i seguenti gruppi industriali: Marazzi, Panaria, Ricchetti, Florim, Concorde, Area Ceramica, Graniti Fiandre, Dado, Emilceramica e Gambini.

 Questa «nazionale» italiana all'estero, alla fine del 2012, si articolava in 33 stabilimenti per un totale di 7.500 dipendenti, distribuiti in nove Paesi: Stati Uniti, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Finlandia, Polonia, Ucraina e Russia. Una realtà che per le imprese dell'industria ceramica italiana ha significato nel 2012 un fatturato realizzato all'estero di quasi 1,2 miliardi di euro, in crescita del 14,3% rispetto al 2011. Una storia di filiazioni di imprese italiane, non di delocalizzazioni, come sottolineano nella sede confindustriale di settore, a Sassuolo.

"L'internazionalizzazione dell'industria ceramica italiana ha origine all'inizio degli anni 80 da parte di un unico gruppo ceramico (si tratta di Marazzi, ndr) – sottolinea lo studio confindustriale – mentre occorre aspettare l'avvio del decennio successivo per registrare l'entrata in scena di altre importanti realtà nazionali. Il processo trova poi un suo ulteriore e più forte sviluppo a partire dai primi anni del nuovo millennio".

"Accanto alla stabile presenza manifatturiera oltre confine – sottolinea uno dei curatori dello studio, Luca Luberto - questo settore ha posto in essere, già da alcuni anni, una sempre più significativa e diffusa internazionalizzazione di tipo commerciale e di servizio, sui mercati esteri di maggiore interesse e potenziale. Queste modalità di integrazione con in mercati esteri – conclude – comprendono la creazione di joint venture nel campo dell'estrazione delle materie prime, l'attivazione di magazzini destinati ad innalzare il servizio alla distribuzione locale, l'apertura di punti vendita e di show room, la costituzione di società destinate alla promozione del prodotto ceramico presso i prescrittori locali".

Il sito di Confindustria ceramica