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Marazzi rafforza la sua presenza in Spagna e Francia ma non trascura l’Italia – foto –

Marazzi, l'azienda italiana leader nell'industria ceramica, mondializzata e recentemente acquisita dagli americani di Mohawk Industries, multinazionale del flooring quotata a New York, ha deciso un ampio intervento di miglioramento degli impianti di produzione nei siti spagnoli (sono due) e in quello francese. L'investimento – la cui entita' non e' stata precisata dall'azienda di Sassuolo – riguarda il settore strategico della decorazione in stampa digitale di piastrelle e altri prodotti di ampio formato. L’ammodernamento di questi impianti si aggiunge all’annunciato intervento anche negli stabilimenti italiani, in particolare in quello di Fiorano Modenese, dove è stato previsto un investimento da 30 milioni finalizzato all’acquisto e alla messa in opera di nuovi impianti e macchinari che consentirà il raddoppio della capacità produttiva del sito (dagli attuali 4 milioni a 9 milioni di metri quadrati di gres porcellanato). L’investimento (già in corso) si aggiunge agli oltre 30 milioni impiegati nel corso di quest’anno per il miglioramento delle produzioni in Italia, compreso lo stabilimento di Finale Emilia, danneggiato dal terremoto.

Le risorse messe a disposizione dalla nuova proprietà del Gruppo si collocano nella scia di strategie aziendali a favore dell’innovazione tecnologica adottate anche negli anni passati. Nel biennio 2009-2010 Marazzi ha investito 100 milioni in Europa ma soprattutto in Italia, in particolare nello stabilimento di Casiglie (Sassuolo). Gli investimenti esteri e italiani sono andati di pari passo in questi anni, come dimostrano quelli nello stabilimento di Orel in Russia, nel 2011 (nuove linee), e il raddoppio (nel 2008) del sito produttivo negli Stati Uniti.

 


Un dato è incontestabile: è stata Marazzi a fare da battistrada ai processi di internazionalizzazione produttiva, a cominciare dal primo sito in Spagna nell'80. E Marazzi, con i suoi stabilimenti esteri, in Francia (presenti dal '94), in Spagna, in Russia (due, avventura cominciata nel 2004) e negli Stati Uniti (due, primo insediamento nell'82)  in aggiunta ai sette italiani, non poteva che attirare le attenzioni di un grande investitore americano, attivo anche nell'industria ceramica, come Mohawk che ha acquisito il gruppo di Sassuolo nell'aprile scorso. Gli americani hanno fatto proprio questo "giocattolo" – 80 anni di attività nel 2015, seimila dipendenti nel mondo, produzione venduta all'estero per l'80% del fatturato – avendo cura di mantenere la stessa "squadra". E non solo: l’investimento da 30 milioni avallato da Mohawk per nuove linee produttive nello stabilimento di Fiorano dimostra – dice l'ad Mauro Vandini (nella prima foto al fondo dell'articolo) – che c'è grande accordo con in nuovi azionisti, pronti a sostenere i piani di crescita partendo dallo sviluppo tecnologico e del know-how del distretto».  Alleanza che, come spiega il direttore industriale, Raffaele Bartoli (nella seconda foto qui sotto), «sta facendo beneficiare il gruppo ceramico italiano delle sinergie e delle dinamiche organizzative degli altri settori nei quali opera la grande multinazionale».

Marazzi (che opera anche con i marchi Hatria e Ragno), proprio perché da così lungo tempo internazionalizzata, è un esempio di come si possa reggere alla crisi grazie ai presidi esteri. I ricavi, al top nel 2008 quando sfiorarono il miliardo (980 milioni) poi precipitati nel 2009 a 810 milioni, causa la crisi mondiale, stanno riprendendo quota, anno per anno, intorno al 2-3 per cento. Il 2012 si è attestato a quota 860 milioni di euro. La reazione c'è stata subito, nello stesso 2009, con il rinnovamento degli impianti negli stabilimenti europei e italiani. «Mutamenti – aggiungono Vandini e Bartoli – che hanno affinato il mix dell'offerta, dato più flessibilità, favorito l'alto di gamma, virando in tempo verso la prevalenza d'interesse per le ristrutturazioni rispetto al nuovo». E se il mercato di Marazzi in Europa occidentale sta sostanzialmente tenendo e da questo sono attesi passi avanti con gli ammodernamenti in corso, a Est sta invece crescendo molto, grazie alle presenze produttive in Russia. Gli Usa, intanto, tornano a dare soddisfazioni. Un buon mercato questo, come quelli emergenti del Medio Oriente, del Far East, del Sud America e del Nord Africa.

 Il sito di Marazzi

 

La photogallery

 

MG_Mauro Vandini_vert

MG_Raffaele Bartoli