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Blue Group (engineering per auto, treni, navi, aerospazio): 90% fatturato all’estero, ma a causa dell’Iva non ne beneficia l’indotto italiano

Pietro Uslenghi, vicepresidente di Blue Group engineering e design, società con sede centrale a Rivoli (Torino), specializzata in progettazioni per il settore automotive, ferroviario, navale e aerospaziale –  che quest'anno festeggia vent'anni di attività - non si da' pace.

Pur essendo la sua, coi soci Onnik Berkol, presidente, Danilo Lazzeri, vicepresidente, e Moh'd Eid anche lui vicepresidente, un'azienda di servizi le cui esportazioni (di prodotto ingegneristico) raggiungono il 90 per cento del fatturato complessivo, e pur avendo sovente bisogno dell'apporto di realtà industriali produttive nell'ambito di commesse internazionali di cui e' capofila, la Blue non riesce a coinvolgere nel proprio lavoro le imprese italiane e si vede spesso costretta a fornirsi presso aziende estere.

 Tutta colpa, spiega Uslenghi, del fatto che le fatture estere non sono gravate da Iva. “La normativa italiana – sottolinea – non riconosce alle imprese di soli servizi, come la nostra, la qualifica di esportatori abituali, che viene invece concessa alle imprese con export di beni. Motivo per cui, nel caso di lavoro dato a fornitori italiani, la regolamentazione sull'Iva  impone a imprese di servizi  quali la Blue Group di ricevere fatture caricate dell'imposta sul valore aggiunto. Le imprese dichiarate esportatrici di beni possono, al contrario, rilasciare il documento di esenzione dell’Iva”.

 Si tratta di un disallineamento nel quale possono entrare in ballo cifre anche significative. In Italia, un’azienda ha bisogno di liquidita' importanti per pagare l’Iva, per onorare il rapporto coi fornitori. Questi valori non possono essere scaricati nel breve periodo, se non per una piccola quota, fino a un massimo di 516mila euro su base annua. "Così non va – dice Uslenghi – in questi casi, con anticipi di Iva che vengono compensati più in là nel tempo, si possono aprire per l’azienda problemi di liquidita' immediata e pressante, con finanze sotto stress. La prima conseguenza è che alcune attività vengano dirottate verso aziende estere, quindi esenti da Iva, e che non si riesca a dare lavoro ad aziende a noi vicine, in Piemonte e in Italia. E' questo che si vuole con il nostro regime Iva? Dobbiamo continuare a portare ricchezza fuori dai nostri confini quando tante aziende locali ne avrebbero bisogno? Consideriamo, inoltre, che i beni possono sempre essere prodotti adun costo inferiore in qualche altra parte del mondo e possono sempre essere copiati, ma la spremuta di cervello, quella no!”.

 Blue Group potrebbe portare tanto lavoro in Italia oltre a quello che svolge nei suoi insediamenti. La società – circa 230 dipendenti – ha uffici e laboratori, in Italia, a Rivoli, Savigliano, Pistoia e Napoli, ma e' presente anche all'estero con sedi in Francia, a Saint-Etienne e Parigi, in Giordania, ad Amman, e in Turchia, a Bursa.

Blue Group ha chiuso il 2012 con un fatturato a quota dodici milioni e prevede di raggiungere i tredici milioni a fine 2013. Il maggior apporto ai ricavi viene dall'estero, con progetti realizzati per i clienti del Medio Oriente (40%) e dell'Europa dell'Est (40%). La restante parte di progetti per l'estero (20%) riguarda la Cina. Nonostante le difficoltà di ordine normativo, Blue Group cerca sinergie con altre imprese italiane, come sta avvenendo in questo periodo con un'altra azienda del Torinese e i suoi 70 dipendenti.

 Il forte know-how multisettoriale e la non comune specializzazione nel campo della progettazione e dell'analisi numerica, hanno distinto in questi anni Blue Group sui mercati esteri e hanno consentito alla società di affiancare car maker, produttori di treni e navi, ma anche industrie dell'aerospazio, al massimo livello di qualità, in tutte le fasi di sviluppo: stile, design, ingegnerizzazione, prototipazione virtuale, testing e validazione.

 L'acquisizione dei contratti si fonda su due regolette molto semplici, come spiega Pietro Uslenghi: una fortissima professionalità certificata, rapporti personali con la clientela, ospitalita', disponibilita' all'accompagnamento, sentimenti di amicizia, e capacita' di entrare nella mentalita' dell'altro, a cominciare dal dialogo nella sua lingua. "Non basta l'inglese – conclude il vicepresidente di Blue Group – ecco perche' ci valiamo dell'apporto di nostri operatori madrelingua".

Il sito internazionale di Blue Group