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Export al 75% per Famar, l’azienda torinese che ha rivoluzionato il tornio – foto –

Si chiama Famar e fattura all'estero il 75 per cento delle macchine utensili che produce, con tornio verticale a mandrino capovolto e con le sue evoluzioni. Fu una vera e propria rivoluzione, questa, nel 1995, quando la tecnologia comparve sul mercato. Una tecnologia che serve ancora oggi aziende dei comparti automotive, camion, trattori, movimento terra, cuscinetti motoriduttori, giunti petroliferi e pompe.

Macchine che hanno oggi destinazioni e clienti in oltre venti Paesi al mondo (ma soprattutto in Germania, e ora l'attacco e' a un mercato decisivo come quello giapponese) e che hanno fruttato nel 2012, nel complesso, compreso il mercato italiano, ricavi intorno ai 45 milioni di euro: valore sempre in crescita anche nel periodo terribile per l'economia che si e' aperto dal 2008 in poi. Famar e' oggi un gruppo industriale del Torinese che conta attualmente tre stabilimenti a Sant'Ambrogio di Susa e un altro (col quartier generale) ad Avigliana e da' lavoro a 165 persone.

Esattamente quarant'anni fa quello che oggi e' un leader mondiale del settore erano solo due soci e un dipendente pieni di voglia di fare e attivi in un garage di Rivoli, attrezzati solo con un tornio tradizionale, una fresa e un seghetto. Questa avventura imprenditoriale porta, nel suo nome commerciale, le iniziali di Fausto Marinello, il suo fondatore (nella foto in fondo all'articolo), che, col socio Benedetto Testa, aveva dato vita alla MT poi diventata Famar.

La diffusione mondiale dei torni speciali della Famar e' affidata ad agenti, ma ha sempre trovato un propulsore eccezionale nel mercato tedesco dove, non a caso, sono andati a studiare la lingua alcuni dipendenti e dove, nel 2011, e' stata aperta, con il contributo di un socio, a Karlsruhe, la Famar werkzeugmaschinen GmbH, societa' che si occupa della gestione e dello sviluppo del mercato tedesco. Grazie proprio alla fiducia acquisita in Germania Famar ha gettato ponti con altre aree geografiche, dall'India al Sud-Est asiatico, dalla Cina alla Russia, all'Australia. Con altre realta' di rappresentanza, si e' diffusa anche nel Nord Europa e nell'America Latina. Paesi dove operano aziende produttrici e le loro filiali nei settori serviti dall'impresa torinese.

 


Un'avventura che ha un suo punto di svolta cruciale nella prima parte degli anni 90. Fino a quel momento Marinello realizza torni orizzontali con cicli e tempi di lavoro consolidati. Ma, da tempo, gli frulla per la testa un'idea: trovare il modo in cui sia la macchina ad andare a prendere il pezzo per lavorarlo. La spinta viene da un rappresentante che vuole portare sui mercati esteri il lavoro di Famar. Con l'apporto di Bruno Sandrone, progettista da anni al fianco di Marinello, l'idea prende forma. "Sono anni in cui non esistono Cad e 3 D – ricorda il presidente di Famar – e il percorso passa dagli schizzi, sul primo foglio che capita, alla concretizzazione sul tecnigrafo, fino alla costruzione di un prototipo in lamiera per verificarne l'ingombro, costruito in un tumultuoso week-end". E' la nascita di Ergo. Nel '95 il primo tornio verticale con mandrino pick-up Ergo viene proposto alla fiera meccanica Emo a Milano. Di li' a pochi mesi arriveranno i primi dieci ordini. La scommessa di Marinello e' vinta. Ha rischiato molto: "Per portare quel nuovo tornio in fiera – ricorda – mi ero caricato di debiti, avevo impegnato capannone e casa, mi ero esposto per 3,2 miliardi di lire. Ma cosi' abbiamo cominciato una nuova era per Famar". Dopo i successi di Ergo l'azienda ha ampliato la sua offerta e ha sempre cercato di innovare. E' nato, per esempio, "Infinity", il primo tornio al mondo che cambia l'utensile senza fermare la lavorazione. Ed e' anche nata, all'interno di Famar, una nuova azienda, la Fausto Marinello, allo scopo di sviluppare un nuovo progetto: creare e produrre centri di lavoro orizzontali.

Quel che e' certo e' che l'avventura di Famar continua, nonostante i chiaroscuri dell'economia, perche' nel dna di Marinello, dei figli Beatrice, responsabile dell'ufficio commerciale, e Federico (ufficio tecnico), dei 165 dipendenti, c'e' la tenacia dei monaci che hanno costruito la sacra di San Michele che svetta sul Monte Pirchiriano e che domina la vista all'insu' dagli stabilimenti della Famar. E non a caso la Sacra di San Michele campeggia nel logo dell'azienda.

 

Il sito di Famar

 

La photogallery

 

Fausto_Marinello