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La formula per internazionalizzarsi? Offrire un made in Italy vero. Parola di Pattern (moda)

Un made in Italy "vero", quello che nasce interamente sul nostro territorio, dal concept al prototipo, ai campionari fino alla produzione: e' il "segreto" dell'internazionalizzazione di Pattern, piccola azienda torinese il cui lavoro da terzista e' ormai destinato per l'80 per cento del suo fatturato a servire grandi griffe estere, inglesi, francesi, americane. Quali siano questi marchi, obblighi contrattuali spingono a non rivelarlo, ma la fantasia non puo' sbagliarsi di molto se si fanno scorrere i nomi dei big di quelle nazioni.

Pattern ha capi realizzati nella propria rete produttiva che il mondo della moda ammira ogni anno nelle piu' prestigiose sfilate mondiali. E dire che Pattern ha appena 13 anni di vita, nata dal sogno imprenditoriale di Fulvio Botto e Francesco Martorella, due amici ex compagni di lavoro di un altrettanto ex impero della moda, il Gft (Gruppo finanziario tessile). Ecco la sua progressione piu' recente: venti dipendenti nel 2005, 50 nel 2011, 70 nel 2012. Fatturato: oltre 17 milioni l'anno scorso, in crescita rispetto al 2011 e obiettivo 20 milioni nell'arco dei prossimi due anni. "Il made in Italy vero e' il nostro vantaggio – dice Luca Sburlati, direttore generale dell'azienda, che ha sede a Collegno (nella foto qui sotto) – non siamo in tanti in Italia a garantirlo dalla ingegneria del capo alla produzione, chiavi in mano, e questo ciclo completo di prodotto italiano e' cio' che maggiormente piace alle griffe estere".

La svolta avviene in Pattern (termine inglese che sta per modello, disegno) nel 2006 quando, dopo un po' di anni di specializzazione nella progettazione, nella modellistica e nella prototipia per l'abbigliamento, si decide di offrire ai clienti anche la produzione in serie dei capi, in "casa" o avvalendosi di realta' produttive rigorosamente italiane, nel Torinese e in altre aree del Paese. E' la cosiddetta verticalizzazione del processo che viene arricchita delle piu' moderne tecnologie nella fase di ingegnerizzazione. Alla Pattern si lavora ancora con cartamodelli, forbici e cucito, ma il supporto informatico e la capacita' produttiva sono tali da permettere la realizzazione just in time di capi singoli per singole straordinarie esigenze (un'attrice che deve, per esempio, partecipare a un evento) e in tempi rapidissimi. E, intanto, un nuovo passo sul terreno dell'internazionalizzazione, sta per essere compiuto. Pattern ha realizzato una sua linea base di made in Italy che andra' a fornire brand in Russia e in Cina con negozi di fascia lusso. "Si tratta – spiega Sburlati – di una 'prima linea' generica e castomizzabile, modificabile cioe' in base alle esigenze stilistiche della clientela che andra' a rifornire centinaia di negozi". E sempre con uno sguardo ai gusti della moda all'estero, l'azienda torinese ha anche realizzato una originalissima linea bio, chiamata Na2rale.

Come fa un'azienda piccola come Pattern ad agganciare occasioni come queste? "Nel nostro settore funziona tantissimo il passaparola ma anche la credibilita' che si acquisisce tra i manager e gli stilisti che, nel nostro ambito, cambiano spesso posto di lavoro". Cosi' puo' capitare di fare qualche colpaccio, come il recente accordo con la piu' importante azienda americana dello sportwear, la Nike, che ha affidato alla Pattern una capsule della sua linea di alto di gamma. E siccome le griffe estere apprezzano fortemente la certificazione di prodotto l'azienda di Collegno ha cercato e ottenuto il "diploma" di azienda a responsabilita' sociale. "Nel lusso – aggiunge Sburlati – e' un elemento molto importante". Ma Pattern non guarda solo ai mercati esteri e non si lascia perdere occasioni in Italia. Ha acquisito la pinerolese Bubel per coprire il mercato del "su misura" ed e' da poco entrata nel marchio Gabriele Colangelo per lavorare nel segmento del pret-a-porter. "Per noi – conclude Il dg Sburlati – e' un investimento per il futuro".

Il sito di Pattern Torino

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Luca Sburlati