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Toso (spumanti e vermuth), la Francia premia la sfida dell’Asti Secco

Che di sfida si trattasse – e che sfida! – era chiaro sin dall’inizio. Ma l’esperimento dell’Asti Secco (la modulazione dry dello spumante di uva Moscato delle Langhe) sta riscuotendo favori, soprattutto tra i cugini d’oltralpe. La dimostrazione è nell’Asti Secco lanciato da Toso, la cantina di Cossano Belbo (Cuneo) che ha deciso di investire su questo prodotto enologico totalmente innovativo, inesistente fino ad alcuni mesi fa.

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“In Francia – sottolinea Gianfranco Toso, ad dell’azienda (il primo da sinistra, nella foto, con il cugino Massimo e il fratello Pietro) – è stato accolto benissimo. Ma anche in Paesi come Russia e Ucraina, dove esiste il rito dell’aperitivo. L’Asti Secco si presta moltissimo ad essere vino di aperitivo. Non per nulla abbiamo chiamato il nostro Asti Secco con il nome ‘AperiToso’. Stiamo riscontrando interesse anche in Paesi del Nord Europa come la Norvegia dove si beve volentieri vino spumante anche nel fuori pasto”.

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La presenza di Toso sui mercati esteri è dovuta pure agli spumanti tradizionali e ai suoi vini frizzanti (dal Moscato al Brachetto, dalla Barbera alla Bonarda frizzanti, per esempio), e soprattutto, al vermuth. Anche in questi casi, prosegue Gianfranco Toso, “l’azienda riscuote successi in Francia e in altri Paesi europei come Belgio, Olanda e Danimarca. Stiamo vendendo in Cina e Giappone, e persino, specie con i vermuth, in alcune aree dell’Africa”.

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La Francia si conferma, dunque, mercato di sbocco molto importante per Toso e non è un caso che dal 2002 abbia una partecipazione in una società transalpina di distribuzione.

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La Toso di Cossano Belbo è un’azienda protesa all’export sin dagli anni Sessanta, con il padre dell’attuale ad, Vincenzo: “Papà – ricorda Gianfranco – esportava già molto in Francia e anche negli Stati Uniti”. Oggi la Toso dà lavoro a 50 persone e ha chiuso il 2017 con un fatturato di 36 milioni di euro, in linea con l’anno precedente, e con esportazioni che rappresentano il 65 per cento delle vendite totali.

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La realizzazione del primo Asti Secco rappresenta per Toso l’applicazione di due caratteristiche profondamente radicate nel suo “dna”: la tensione verso l’innovazione e la passione per il Moscato, il vitigno più rappresentativo del territorio. “I riscontri di gradimento – commenta ancora l’ad – lasciano prevedere significativi sviluppi già nei prossimi mesi. Ma anche l’Italia è fondamentale per il nostro prodotto. Vogliamo sostenerlo al massimo, in particolare nel canale della ristorazione, perché ha stoffa da vendere sia per il consumo al momento dell’aperitivo che negli abbinamenti a tavola”.

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Nella cantina di Cossano Belbo l’impegno nella sperimentazione non si ferma. Va in questa direzione, ad esempio, la ricerca per continuare progressivamente ad abbattere il contenuto di anidride solforosa, ingrediente utilizzato in enologia per le sue proprietà antiossidanti e antisettiche, che nei vini e spumanti Toso è da sempre molto inferiore al limite massimo imposto dalla normativa. L’obiettivo di Toso è produrre vini che ne siano totalmente privi, anche grazie all’utilizzo di tecnologie d’avanguardia, necessarie per produrre vini di alta qualità che soddisfino i massimi standard di sicurezza alimentare.

Gli spumanti (che rappresentano un terzo delle vendite dell’azienda) hanno un particolare bisogno di tecnologia, per il loro processo produttivo assai complesso.

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In un’ottica di miglioramento continuo, da alcuni anni la Toso ha avviato un percorso di trasformazione in “cantina 4.0”. Nel reparto di imbottigliamento – che può produrre fino a diecimila bottiglie l’ora – spicca una speciale riempitrice, un’unica macchina che svolge tre diverse operazioni: dal risciacquo al riempimento fino alla tappatura, garantendo al massimo la sicurezza del prodotto finito. All’inizio di quest’anno è entrato in funzione il nuovo magazzino totalmente automatizzato e refrigerato.

L’azienda è guidata dai fratelli Gianfranco (ad e commerciale) e Pietro (amministrazione) e dal cugino Massimo (direttore tecnico),

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che insieme rappresentano la quarta generazione di famiglia al lavoro nel settore dei vini. La Toso è stata fondata nel 1910 a Santo Stefano Belbo da Vincenzo Toso che vi si era trasferito da San Damiano d’Asti (si veda qui di seguito il video sui cent’anni di attività).

A lui è succeduto il figlio Pietro. Hanno poi proseguito il suo impegno nell’azienda familiare i figli Luigi (padre di Massimo) e Vincenzo (padre di Gianfranco e Pietro). Nel ’38 la Toso ha iniziato l’attività di imbottigliamento – giusto ottant’anni fa – e si è trasferita a Cossano Belbo nel 1994, dove, nel 1988 – quest’anno ricorre dunque il trentennale – aveva giù realizzato l’impianto di vinificazione.

Oggi, gli spumanti di Casa Toso si segnalano anche per un packaging di particolare originalità. Sono cinque i prodotti marchiati “Toso”: l’Asti è “FesToso”,

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l’Asti Secco è “AperiToso”,

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il Pinot Chardonnay è “GrinToso”,

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il Moscato Spumante è “SprinToso”

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e il Brachetto d’Acqui è “VaniToso”.

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Tra gli spumanti va poi segnalato il Piemonte Chardonnay Brut Riserva, che nasce dalle uve Chardonnay prodotte in alta collina.

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Il legame con l’universo Vermouth è segnato dal forte attaccamento che Casa Toso manifesta da tempo con il Vermouth di Torino, sul quale sta lavorando per riportarlo agli antichi splendori e renderlo interprete autorevole delle materie prime piemontesi e della locale conoscenza in fatto di erbe aromatiche, spezie e del loro uso per l’aromatizzazione. Per questo ha affidato al suo storico marchio Gamondi un’interpretazione del Vermouth di Torino, di alto valore qualitativo.