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IL VIDEO DEL FINE SETTIMANA – Alma Consulting cerca spazio per il bambù italiano nei mercati esteri partendo dall’alimentare (con germogli e foglie)

E’ l’ora di diventare grandi. Per questo, la torinese Alma Consulting srl ha deciso di giocare la carta dei mercati esteri. E lo fa attraverso un suo brand, “Almabamboo”, progetto nato per favorire la coltivazione di bambù giganti in Italia da utilizzare come sostanza legnosa nell’arredamento e nell’edilizia e come fibra nel tessile e nella moda. Ma anche nella cosmesi e nell’alimentare, sfruttando le riconosciute proprietà salutari dei germogli e delle foglie del bambù.

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Alma Consulting, presieduta da Antonio Villani (nella foto),

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ha il suo quartier generale a Venaria Reale (Torino) e ha costituito una piccola holding con due altre società, Bambùbio e Con.ita.lo (Consorzio italiano lombricoltura), queste ultime guidate da Alessandra Ferro (nella foto).

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Alma Consulting ha come soci, oltre a Villani e Ferro, anche Domenico Fortunato, Maria Longheu, Fabio Barone, Alessio De Vico e Francesco D’addabbo (nella foto).

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La proiezione internazionale di Alma Consulting parte dalla collaborazione del brand “Almabamboo” con Bambùbio, azienda acquisita nel luglio scorso, che saranno presenti dal 14 al 17 febbraio alla fiera internazionale “Biofach”, a Norimberga, in Germania. E qui andranno a caccia di clienti stranieri. Come già fatto, da poco, a un’altra fiera internazionale, il “Sana” di Bologna, il salone internazionale del biologico e del naturale.

http://www.almabamboo.com

Bambùbio deriva da una attività precedentemente avviata dalla giovanissima chef Marianna Ziliati (nella foto),

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diplomatasi alla Alma School di Gualtiero Marchesi e specializzatasi nella realizzazione di prodotti alimentari a base di germogli e foglie del bambù. Il VIDEO DEL FINE SETTIMANA che pubblichiamo qui di seguito (prodotto da BD production) è dedicato alla presentazione dell’attività di Bambùbio.

E se Bambùbio ( www.bambubio.com ) è dedicata all’utilizzo del bambù per l’alimentare, Con.ita.lo è l’attività del gruppo che sta sviluppando l’allevamento di lombrichi rossi per la produzione di humus come arricchimento di sostanza organica nei terreni e come concime biologico. La lombricoltura favorisce lo smaltimento dei letami e offre una soluzione alle aziende che devono ottemperare alla direttiva sui nitrati. Con.ita.lo è nata dall’acquisizione dell’azienda di uno dei più noti lombricoltori, il lecchese Luigi Compagnoni.

“Abbiamo scelto, da tempo, di lavorare nella green economy – spiega Alessandra Ferro – I nostri primi passi sono stati fatti nel comparto dell’eolico. Ma quando abbiamo scoperto i benefici del bambù, di cui sono calcolati almeno 1500 usi, abbiamo voluto scommettere sullo sfruttamento di questa pianta, partendo da una campagna di promozione della diffusione delle piantagioni, rivolta agli agricoltori ma anche a soci finanziatori”.

“Almabamboo” ha favorito la nascita di piantagioni di bambù gigante a Strambino (15 ettari), in provincia di Torino, a Ferrara (8 ettari) e a Brindisi (una ventina di ettari). L’attività della lombricoltura si svolge invece a Mandello del Lario (Lecco) ed è tuttora guidata da Compagnoni. L’humus è insacchettato nei capannoni di Fossano (Cuneo) e Turi (Bari).

http://www.conitalo.it

Alma Consulting, in tutte le sue attività interne e nell’indotto, dà lavoro a circa trenta persone. Il fatturato 2017 si è attestato intorno ai 450mila euro.

Particolarmente significativo per il gruppo è l’impegno nell’alimentare, che, come si è visto, è stato scelto come principale veicolo di internazionalizzazione. Sotto la guida di Marianna Ziliati, Bambùbio offre prodotti freschi, come formaggi vaccini ai quali vengono aggiunte foglie di bambù, oppure da forno come cracker, grissini, schiacciatine, biscotti dolci e sfogliatine, sempre con foglie di bambù. L’azienda propone anche conserve di germogli di bambù e tisane. Da ultimo, è stata avviata anche la produzione di birre. tutti questi prodotti sono realizzati in Italia, da aziende piemontesi, lombarde e pugliesi.

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“Il bambù – aggiunge Alessandra Ferro – è un vero e proprio toccasana per la salute, in quanto antitumorale, antibatterico, antivirale e antiossidante. A livello nutrizionale il germoglio è ricco di proteine, carboidrati, amminoacidi, minerali, fibre, potassio, calcio, zinco e vitamine (A, B6, E).  Inoltre è una valida risorsa in cucina in quanto si adatta a tutti i tipi di cottura o conservazione; fritto, stufato, saltato, sott’olio o aggiunto a impasti come pizze o focacce, apporta una consistenza gradevole al palato senza modificare eccessivamente il gusto”.

“Al rientro da un viaggio in Cina da parte di mia sorella – spiega la chef Ziliati – vengo a conoscenza del germoglio del bambù. Decido di andare in un ristorante asiatico per assaggiarlo, e da quel momento mi si apre un mondo, nel vero e proprio senso della parola. Mi innamoro talmente tanto di questo germoglio che, insieme a mia mamma e a mia sorella, dopo lunghe ricerche e informazioni raccolte, decidiamo che forse è il caso di dar vita ad una piantagione a ‘chilometro zero’. Nasce così, nel 2013, a Treviglio, in provincia di Bergamo, la nostra piantagione di bambù per sfruttare il germoglio commestibile”.

Ed è proprio dall’idea di favorire le coltivazioni di questa pianta che è nato il progetto “Almabamboo”: “Una piantagione di un ettaro di bambù gigante a produttività non-intensiva – esemplifica Alessandra Ferro – ha una rendita media annua, realisticamente stimata di 22mila euro, mentre sale 45mila per una piantagione a produttività basso-intensiva e fino a 80mila euro per una medio-intensiva. Le rendite derivano dalla commercializzazione dei culmi (cioè i tronchi legnosi) e dei germogli. Per coltivare il bambù gigante non servono grandi mezzi o particolari attrezzature: i costi di gestione, quindi, sono contenuti, mentre i guadagni solo elevati. Inoltre, il bambù è una risorsa ecologica perché riduce la deforestazione e contrasta l’effetto serra. Siamo convinti sia un’opportunità vincente per chi la sfrutta e per l’ambiente”. “Almabamboo” affianca i coltivatori in tutti gli aspetti legati alla coltivazione e garantisce il ritiro a tempo illimitato della produzione ai migliori prezzi di mercato. Qui di seguito un video che descrive l’attività del brand.

Il progetto propone anche una formula di “investimento” con quote di partecipazioni societarie chiavi in mano, con la quale è possibile diventare soci con atto notarile e proprietari di un bene immobile, in quanto, le stesse società vengono create su terreni di proprietà delle stesse “Almabamboo” (esistono tante “Almabamboo”) di cui l’interessato decide di diventare soci. Gli operatori del marchio si occupano in prima persona di ogni procedura, dalla messa a dimora al mantenimento fino al raccolto. “ll socio – conclude Alessandra Ferro – dovrà preoccuparsi solo di riscuotere il suo guadagno”.