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Noberasco vuole far “star bene” il mondo con i prodotti “bio”, anche made in Italy. Obiettivo Europa, Asia e Usa

Europa, e soprattutto la Francia dove da circa due anni ha aperto una filiale commerciale a Biot, nella regione Paca (Provenza-Alpi-Costa Azzurra). Ma pure Cina, Israele e Stati Uniti. Puntando anche – ci sta lavorando da tempo –  sull’”italianità” dei suoi prodotti. Sono gli obiettivi esteri di Noberasco, l’azienda ligure specializzata nella produzione e distribuzione di frutta secca e disidratata (e ora anche verdure) – con materie prime importate dai cinque continenti – che intende incrementare decisamente nei prossimi due anni il proprio export, oggi parte ancora marginale (intorno al 10 per cento) di un fatturato complessivo che la incorona leader di settore nel mercato italiano.

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www.noberasco.it

A dirlo è Mattia Noberasco (nella foto), amministratore delegato dell’impresa di Carcare (Savona), quarta generazione alla guida dell’impresa di famiglia nata nel 1908 ad Albenga e che si prepara a festeggiare i suoi 110 anni di attività, nel 2018.

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Un appuntamento che coincide con un piano di sviluppo che oltre all’incremento dell’export, prevede di “digerire” il grande investimento da 50 milioni per il nuovo stabilimento di Carcare inaugurato lo scorso luglio e di migliorare ulteriormente il posizionamento dell’azienda sul mercato italiano, che in questo settore appare molto vivace. In Italia, infatti, è cresciuto quest’anno del 7%, ma la quota di Noberasco è incrementata di circa il 24-25 per cento.

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“In Francia – dice il giovane Mattia Noberasco –

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siamo già ben distribuiti con una importante catena commerciale, ma sono in corso trattative con altri colossi della Gdo per essere ancora più presenti in quel mercato. Noberasco, del resto, guarda da sempre con interesse alla Francia, se si pensa che già nel 1914 il mio bisnonno Benedetto (nell’immagine qui di seguito)

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importava datteri dai grossisti transalpini per rivenderli in Germania. Negli anni 60 e 70 almeno la metà della nostra produzione andava in Medio Oriente. Poi la situazione è cambiata e la nostra notorietà, almeno fino a dieci anni fa, si è concentrata soprattutto sul mercato domestico. Ora guardiamo all’estero facendo fortemente leva sul nostro brand”.

“Noberasco – aggiunge l’ad – punta moltissimo per l’export sui propri prodotti provenienti da agricoltura biologica. E a questo riguardo stiamo lavorando già da tempo per contrassegnare la nostra presenza anche con materie prime ‘made in Italy’. I prodotti bio stanno avendo successo in Francia, li stiamo distribuendo pure in Inghilterra. Ci sono prospettive interessanti in Israele e in Cina. Per il grande Paese asiatico abbiamo aperto uno shopping-shop di e-commerce. Intendiamo puntare la barra della nostra nave anche verso gli Usa, dove sono ancora poche le aziende che distribuiscono prodotti bio di qualità. Insomma, c’è spazio di manovra per noi pure in quel grande mercato”. L’Europa resta, comunque, “il mercato di riferimento” per le prospettive di crescita all’estero di Noberasco nel 2018 e nel 2019. “Nella definizione dei nostri sforzi in Europa – aggiunge l’amministratore delegato – molto dipenderà dall’andamento della filiale francese. Attualmente siamo presenti con il nostro brand nel mondo in 35 Paesi”.

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Noberasco ha fatto segnare progressi significativi di vendite dal 2008 a oggi, quando aveva festeggiato i cent’anni di attività. Quell’anno il claim della campagna promozionale parlava di “un mondo di frutta a colori”

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e l’azienda fatturava 65 milioni. Oggi, con una prospettiva che va oltre il prodotto e, con una diversificazione di prodotto sempre più spinta, si pone anche l’obiettivo di far star meglio le persone. Ora il messaggio promozionale dell’azienda sottolinea che  è “Facile star bene”.

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E così facendo, Noberasco non solo ha raddoppiato i ricavi (il 2017 dovrebbe chiudere a 140 milioni), ma sta veleggiando con una certa continuità “verso il target di vendite che ci siamo posti a fine 2019: 160 milioni”. L’azienda ligure dà attualmente a lavoro a circa 150 persone, cifra che sale 250, con gli stagionali, nei picchi di produzione tra settembre e gennaio.

Far “star bene” non è per Noberasco una mera trovata pubblicitaria: “E’ diventato un nostro impegno – spiega Mattia Noberasco – che ha avuto come occasione la collaborazione con i nutrizionisti della Juventus. Con i nostri prodotti ci siamo focalizzati sulla prima squadra e su quelle giovanili e da qui abbiamo sviluppato proposte a più ampio raggio di percorsi di educazione nutrizionale”.

 

TURIN, ITALY - SEPTEMBER 20: Noberasco product placement during the Serie A match between Juventus and ACF Fiorentina on September 20, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Foto LaPresse - Daniele Badolato 08/04/2017 Torino ( Italia) Sport Calcio Juventus - Chievo Verona Campionato di Calcio Serie A TIM 2016 2017 - Stadio "Juventus Stadium" Nella foto: placement Noberasco spogliatoio Photo LaPresse - Daniele Badolato 08 April 2017 Turin ( Italy) Sport Soccer Juventus - Chievo Verona Italian Football Championship League A TIM 2016 2017 - "Juventus Stadium" Stadium In the pic:

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In questa “navigazione” in mare aperto, che Noberasco ha intrapreso, gioca un ruolo molto importante la comunicazione, fortemente focalizzata sul trend dei prodotti bio, con spot televisivi e sui canali social.

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L’azienda è attualmente presieduta da Gabriele Noberasco (nella foto).

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Gian Benedetto Noberasco (nella foto di gruppo, quarto da sinistra)

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è l’ex ad che ha lasciato il campo al giovane Mattia, e si occupa oggi dell’acquisto delle materie prime. Nel Cda siede anche Manuel Villa (nella foto con Mattia), facility manager dell’azienda e alla guida del real estate aziendale.

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Un altro Noberasco, Benedetto (il primo, da sinistra nella foto qui di seguito), è entrato da poco in azienda,

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mentre Marina (nella foto, con il mazzo di fiori), mamma di Manuel, si occupa del retail.

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La società ligure, infatti, da alcuni anni, sta concretizzando la scelta di realizzare flagstore diretti, come quelli aperti ad Albenga, Milano

e Torino.