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Il Molino di Torino e Antiqua: la Molini Bongiovanni ora macina anche per portare il Piemonte nel mondo

Unire indissolubilmente le proprie farine di grano tenero alla storia di Torino, e con queste andare alla conquista dei mercati esteri. E’ il progetto “sfornato” lo scorso gennaio – e che ora sta entrando nel vivo – dalla “Molini Bongiovanni” di Cambiano (Torino), nata nel 2003 per iniziativa di un intraprendente mugnaio, Claudio Bongiovanni, e che quest’anno ha lanciato il marchio “Il Molino di Torino”.

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Il brand comprende quattro famiglie di prodotti – per pane, pizza, pasta e dolci, dunque, “su misura” – per un totale di 27 diverse tipologie di farina, dovute non solo al bilanciamento tra resistenza, estendibilità, assorbimento dei liquidi e tenuta della lievitazione, ma anche di gusto, aspetto, sapore e storia. Il marchio è già stato proposto agli operatori professionali in Italia e oltre confine (forni, pastifici, pizzerie, gastronomie e pasticcerie) anche attraverso il canale dei grossisti/distributori specializzati, tramite quattro folder promozionali, che riportano tutte le immagini dei pack “Il Molino di Torino”, vincitore del premio Mediastars per l’originalità della grafica.

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Sfogliabile Pizza

Sfogliabile Dolci

Il legame con Torino delle nuove farine è evidente nei nomi dei 27 prodotti ideati.  Si va dalle farine Mirafiori, Lingotto, Superga, San Carlo, Valentino, Teatro Regio, Carignano e Palazzo Madama per il pane, alle confezioni Palazzo Reale, Piazza Carlina, Castello di Rivoli, Piazza Castello e Casa Savoia per i dolci. E poi, per la pasta, le farine Porta Nuova, Porta Palazzo e Porta Susa, fino ai prodotti dedicati alla pizzeria: Carlotta, Luisa, Elena, Mafalda, Beatrice, Iolanda e Cristina, tutte importanti donne di Casa Savoia, insieme con la semola di grano duro “Filippo di Savoia” e il lievito madre disidratato di farina di grano tenero “Amedeo di Savoia”.

Sfogliabile Pane

Sfogliabile Pasta

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Molti di questi prodotti sono già visibili nel grandissimo magazzino di stoccaggio dei sacchi, a fianco a quelli dei marchi storici, sintomo del cambiamento che è in corso.

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Il raccordo ferroviario interno all’azienda consente di far giungere a Torino i migliori grani del mercato mondiale, da miscelare ai grani che il territorio piemontese regala ogni anno, ma che, purtroppo, non sono sufficienti a soddisfare tutto il fabbisogno.

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Il grande impianto di pulitura, selezione, scarto e macinazione del grano è fortemente automatizzato e gestito da un sistema elettronico all’avanguardia, per poter garantire la sicurezza alimentare sia per le farine bianche tradizionali sia per le farine macinate a pietra.
Una grande quantità di silos e di fariniere consente di separare le diverse varietà e provenienze dei grani, dalla cui miscela nascono le farine su misura, dedicate ad ogni esigenza produttiva.

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L’azienda, inoltre, possiede anche impianti per la macinazione dei cereali a pietra, con i quali produce Antiqua. Antiqua è una farina a filiera certificata dal campo al sacco, di soli grani piemontesi, ecosostenibile in quanto prodotta con energia rinnovabile e che vanta il riconoscimento di AIRC – l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – come farina per una sana e corretta alimentazione.

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La Molini Bongiovanni oggi vende già all’estero, in particolare in Francia, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Finlandia e Svezia a piccoli trasformatori e negozi di specialità italiane, e si sta organizzando per espandersi all’estero attraverso i grossisti locali specializzati. E che l’internazionalizzazione sia il canale selezionato per la crescita lo dimostra anche la scelta di assumere un export manager a partire dall’inizio di ottobre.

Si tratta di un punto d’arrivo – e nel medesimo tempo di una nuova partenza – di un percorso professionale cominciato 40 anni fa, che ha visto Bongiovanni trasformarsi da tecnico di laboratorio al Molino di Alba, appena diciannovenne, in un imprenditore oggi tra i più apprezzati del comparto.

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Del resto, l’identikit economico della Molini Bongiovanni esprime di per sé il valore di questa attività industriale, altamente tecnologizzata, che conta sull’apporto di una quarantina di dipendenti e può mostrare un fatturato, sempre in crescita dal 2003 a oggi. Nel 2016 ha raggiunto i 26 milioni, nonostante le variabili connesse al prezzo del grano, e l’obiettivo 2017 è di superare i 30 milioni.

Il marchio “Il Molino di Torino” non è semplicemente un programma per incrementare la distribuzione di nuovi tipi di sfarinati di grano tenero, come spiega Claudio Bongiovanni: “Si tratta di un vero e proprio progetto di diffusione della qualità italiana all’estero, supportando questo valore in campo alimentare con attività formative, con un’accademia, con l’assistenza tecnica, e, ovviamente, con materie prime italiane. Tramite i distributori locali che abbiamo scelto all’estero, cercheremo un contatto diretto con la clientela con eventi dimostrativi, soprattutto per pizzaioli e pastai, che proporranno le nostre farine abbinate a partner selezionati produttori di salse, condimenti, formaggi e olii, rigorosamente italiani e di alta qualità”.

Il progetto – aggiunge Claudio Bongiovanni –  è già partito e viene sviluppato in Italia, ma va inteso anche come un allenamento in vista dell’obiettivo di internazionalizzazione che ci siamo posti”. “Avremo – prosegue il patron della Molini Bongiovanni – maestri che andranno in giro per il mondo a fare lezioni e a dare assistenza per conto della nostra azienda. E’ per noi un lavoro nuovo, che va ben al di là di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, ma è una strada che riteniamo di dover percorrere”.

Il progetto – che conta anche sulla partnership con l’“Associazione Verace pizza napoletana” e con l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo – punterà innanzitutto alla Francia (“i francesi sono i più grandi mangiatori di pizza”, rileva Bongiovanni) e all’Europa nel suo insieme, e progressivamente punta a espandere il business in Asia e Africa. Più difficile per ora pensare a un approdo sul mercato statunitense, “dove già operano fortissimi operatori del settore”.

Claudio Bongiovanni si rende conto, ora, di essere arrivato a un punto di svolta dell’azienda, un altro di quei passi che ha compiuto nel suo mestiere da mugnaio moderno. A partire da quando, a 26 anni, aveva deciso di fare il primo grande salto, lasciando un posto sicuro da dipendente per entrare in società nel Molino Virano di Moncalvo. Fino alla nuova avventura, a 42 anni, quando rileva il Molino Moccagatta di Novi Ligure, e all’ultima, decisiva, con l’acquisizione del Molino Marocco a Cambiano nel 2003. Un cammino sempre in salita, ma con la soddisfazione – glielo si legge in faccia – di combattere positivamente una battaglia, nel contempo,  di sopravvivenza e di sviluppo. “Eravamo più di un migliaio di mugnai in Italia, oggi siamo poco più di trecento”, dice scendendo le scale esterne del grande impianto di Cambiano. “Ma devo essere grato ai collaboratori che mi hanno accompagnato nel mio percorso. Comprese mia figlia Gaia, entrata da poco in azienda ma già protagonista della svolta e mia moglie Luisella che, sin da fidanzati, mi ha sempre incoraggiato a fare. Prima fra tutti”.

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E a proposito di fare… Per poter fare più farina, la Molini Bongiovanni, da neanche un anno, ha aggiunto un’unità produttiva allo stabilimento di Cambiano, acquisendo l’ex Macinazione Torinese, in via Botticelli, a Torino.

Claudio Bongiovanni è anche presidente dell’Associazione Granaria di Torino dal 2014, ha assunto la presidenza della Borsa Europea del Commercio nel 2016 e da quest’anno è membro dell’Accademia di Agricoltura di Torino.

www.molinibongiovanni.com