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Rubbettino, nel pieno dell’era digitale, internazionalizza il made in Italy nei prodotti di carta

Internazionalizzarsi è ormai un obbligo, oltre che una intrigante sfida, se si ama la competizione e se si vuole far crescere la propria impresa. Lo è anche per un editore-stampatore come Rubbettino, dinamica azienda fondata 45 anni fa a Soveria Mannelli (Catanzaro) ai piedi della Sila.

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Da questo paese così geograficamente baricentrico in Calabria – una trentina di chilometri di distanza sia dal Tirreno sia dallo Ionio – oggi lo sguardo di Florindo Rubbettino (nella foto, 45 anni, la vita stessa dell’azienda di cui è amministratore unico)

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e di suo fratello Marco (nella foto, 43 anni)

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è sempre di più orientato all’estero. Senza trascurare, ovviamente, il mercato “domestico”. E la scommessa è ora quella di imporre sui mercati esteri la forza, l’artigianalità e il design made in Italy anche nella realizzazione di prodotti di carta. Non solo nell’elaborazione culturale, spazio tipico di un’impresa che faccia edizioni di libri.

Florindo Rubbettino, seconda generazione alla guida dell’azienda (un vero e proprio gruppo che raccoglie due aziende separate ma gemelle, quella dedicata all’editoria e l’altra legata al settore del print), inquadra così il percorso di internazionalizzazione che caratterizzerà la seconda parte del 2017: “Abbiamo sempre avuto l’ambizione di esportare i diritti di nostre pubblicazioni a editori stranieri; è una strada che percorreremo sempre di più. A oggi un centinaio di titoli del nostro catalogo sono stati tradotti in inglese, francese, olandese, tedesco, spagnolo, albanese, polacco, slovacco, argentino, persino in cinese, russo, algerino, cretese o in portoghese, per diffondere i nostri autori anche in Brasile. I nostri libri più tradotti rispecchiano l’interesse principale di Rubbettino, l’economia e le scienze sociali, con un occhio particolarmente attento al liberalismo. Le opere di Dario Antiseri, per esempio,

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sono state tradotte in Russia, in Cina, in Sud America”. “Ma ora – aggiunge l’amministratore unico della società – stiamo portando all’estero anche la nostra narrativa, con le opere di emergenti come Giuseppina Torregrossa, Stefano Marelli o come Gioacchino Criaco del quale, con il suo “Anime nere”, abbiamo ceduto i diritti in Francia come pure quelli cinematografici”.

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Il sito delle edizioni Rubbettino

Fin qui l’internazionalizzazione nell’editoria, aspetto che ai più sfugge, eppure strategico per aziende che vogliano stare sui mercati.

Ma la partita di Rubbettino fuori-casa si gioca anche nel settore della stampa di prodotti di carta ( www.rubbettinoprint.it ): “In questo momento in cui la carta è investita dalla rivoluzione digitale – sottolinea Florindo Rubbettino – siamo ancora più convinti di ciò in cui abbiamo sempre creduto: nel valore della carta come oggetto materiale. E se il made in Italy eccelle nel design, allora la scommessa sarà portare sempre di più questo nostro apporto su prodotti belli da proporre, in particolare, all’estero. Così ci siamo proposti a editori inglesi e spagnoli per la realizzazione di libri che abbiano il valore aggiunto del nostro design. Altrettanto decisamente stiamo lavorando nella nobilitazione della carta, con linee di prodotti, per esempio taccuini, da realizzare su misura.

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Abbiamo deciso di rivolgerci ai mercati esteri facendo leva sulla artigianalità delle nostre creazioni e sull’apporto di grandi designer”.

Ma la “carta” forse più decisiva è rappresentata dal packaging: “Il “vestito” di un prodotto – aggiunge Florindo Rubbettino – nella società dell’immagine è probabilmente altrettanto importante quanto il prodotto stesso. Nel packaging abbiamo già acquisito una grande esperienza a servizio dei settori agro-alimentare, manifatturiero, della cosmesi, nel comparto farmaceutico. In questo senso abbiamo individuato alcuni mercati in crescita, come i Paesi del Maghreb (Algeria, Tunisia, Marocco) e l’Egitto, il Medio Oriente, o realtà come la Georgia. In quest’ultima è in corso un progetto di collaborazione con una casa farmaceutica locale. Stiamo realizzando una apposita rete vendita in queste aree, ma senza tralasciare l’Europa”. Qui di seguito alcuni prodotti di packaging. In ultima, immagine del giornale del professore (il registro) messo a disposizione da Rubbettino nelle sue attività per la scuola.

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Rubbettino accelera sull’internazionalizzazione in un momento favorevole per le proprie performance di vendita. Nel 2016 ha chiuso l’esercizio con un fatturato di circa 10 milioni, in crescita del 15% sull’anno precedente, dopo un andamento stabile tra 2014 e 2015. I successi sono arrivati non senza alcuni passaggi difficili, come la cassa integrazione per ristrutturazione che ha riguardato l’azienda tra 2011 e 2012. Alla Rubbettino lavora un’ottantina di persone. Nel corso degli anni le due anime dell’impresa, editoria e print, hanno allargato le proprie capacità di offerta, con un settore di stampa sempre più aggiornato, garantendo servizi di prepress, offset, stampa digitale, nobilitazioni della carta, cartotecnica e logistica.

“La Rubbettino – si legge  nel profilo aziendale pubblicato sul sito internet dell’azienda – nasce nel 1972 grazie a una intuizione di Rosario Rubbettino (nella foto),

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giovane segretario di scuola media che, animato dalla passione per la carta stampata, decide di lasciare “il posto sicuro” per lanciarsi in questa iniziativa imprenditoriale.
Gli inizi dell’attività non sono però facili. Il luogo in cui Rubbettino opera è una zona a carattere prevalentemente agricolo, priva di strutture e di personale specializzato. La mancanza di collegamenti rapidi col resto d’Italia e l’inefficienza degli uffici pubblici fanno sembrare impossibile la sfida intrapresa. Il primo volume di 600 pagine, interamente stampato a piombo, è un libro di filosofia. La tipografia non ha ancora una linotype e per la composizione bisogna affidarsi ad una linotypia di Cosenza. Ma è presto chiaro che la linotype, considerata a quel tempo un’attrezzatura tipografica d’avanguardia, bisogna averla e, a rate, ne viene acquistata una”.

Il 1976 è la prima vera tappa di cambiamento: l’azienda si dota di un proprio stabilimento industriale (destinato ad opere di ampliamento ogni due anni) fornito di nuove tecnologie: le linotype fanno posto ai sistemi di composizione elettronica, il piombo fa spazio alla stampa offset.

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Arrivano i primi videoimpaginatori e con essi la prima fotounità, i tavoli per il montaggio delle pellicole, i torchi, le prime macchine da stampa offset. Lo stabilimento però, nonostante gli ampliamenti, diventa presto insufficiente per le nuove esigenze. Viene così progettato un nuovo impianto di circa 12 mila metri quadrati che verrà completato alla fine del 1999.

“A partire dal 2004, inoltre – aggiunge Florindo Rubbettino –  la produzione è ulteriormente ampliata alla cartotecnica e al digitale. Parallelamente all’azienda grafica è cresciuta in questi anni la casa editrice omonima che oggi ha raggiunto un’importanza di livello nazionale e che annovera tra i suoi collaboratori prestigiose firme del mondo del giornalismo, della politica, dell’economia e dell’accademia. La scommessa imprenditoriale di papà, mancato nel 2000, dopo otto anni in lotta contro la malattia, è stata quella non solo di far fiorire e affermare la propria azienda, ma di far sviluppare un’intera realtà locale legando la crescita economica della propria impresa a quella materiale e sociale del territorio in cui essa opera”.

 

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Con la morte di Rosario Rubbettino, a soli 59 anni, prendono le redini dell’azienda i figli Florindo e Marco, rispettivamente di 28 e 26 anni, ma già presenti in stabilimento dal 1995 e dal 1997. Florindo è oggi anche amministratore della casa editrice. Marco Rubbettino si occupa, invece, di finanza e commerciale ed è direttore generale del Gruppo.

 

  • marisa gigliotti |

    Orgogliosa di appartenere al territorio del reventino dove in controtendenza rispetto a quello che accade nel paese italia invece di perseguire il posto fisso,addirittura lo.si.lascia per aprire un attivita imprenditoriale.

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