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Isotetto (isolanti termici), dall’internazionalizzazione un cambio di marcia per il rilancio

Festeggia i 25 anni di attività in una delle fasi forse più critiche della sua storia (lunga cassa integrazione e 2016 come il peggiore degli ultimi cinque esercizi), ma ha deciso di non cedere le armi. Anzi, forte della convinzione di avere prodotti ancora all’avanguardia e con un potenziale di applicazioni molto ampio, ha deciso di combattere la sua battaglia e di puntare tutto, per il suo rilancio, sulla riorganizzazione della rete commerciale in Italia e su una strategia di presenza sui mercati esteri, specialmente in Europa, negli Usa e in Sud America.

E’ la sfida che si accinge ad affrontare la Isotetto, azienda di Cambiano (Torino), specializzata nella produzione di sistemi per l’isolamento di coperture e di pareti per l’edilizia civile e industriale che ha all’attivo importanti interventi in Piemonte anche in ambito storico-architettonico – come alla Reggia di Venaria o a Palazzo Chiablese a Torino (qui di seguito nelle foto) –

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o in altre strutture di pregio in Italia (a Piacenza, a Como e all’Isola del Giglio,)

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come pure in immobili all’estero, in Svizzera (si vedano le foto che seguono),

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Francia e Kazakistan.

Il sito Web di Isotetto

La volontà di uscire dalla crisi, che per l’impresa di Cambiano è cominciata nel 2011, dopo quasi vent’anni di risultati positivi, ruota ancora attorno al prodotto-base brevettato nel 1993 con il nome dell’azienda: “I pannelli Isotetto – spiega Massimo Sillano, socio principale, responsabile della produzione e ideatore del brevetto che unisce, in sé, tradizione e tecnologia – impiegano il poliuretano espanso in quanto miglior isolante termico attualmente conosciuto e utilizzato anche nell’industria del freddo (congelatori, frigoriferi). Il pannello, contenente poliuretano espanso portante di densità 40-45 kg/mc, ha un’orditura in legno incorporata e un doppio rivestimento impermeabilizzante in alluminio, accoppiato ad un supporto elastico in polipropilene. Da questo brevetto nascono i prodotti nati successivamente, come l’Isomax tetto e parete, con soluzioni per cappotti, facciate ventilate e altre realizzazioni termo-fonoisolanti, con rilevanti performance antisismiche (nella foto un prototipo isolante antisismico).

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“Da questi nostri punti-forza – aggiunge Sillano – dobbiamo ripartire per dare vita a una rete commerciale stabile e penetrante nei diversi mercati, in particolar modo anche all’estero”.

Il 2016 per Isotetto si è chiuso con un fatturato intorno ai 500mila euro. L’azienda dà lavoro a dieci persone nel grande capannone di produzione in via Camporelle 50 a Cambiano all’interno dello spazio occupato dalla storica Fornace Carena.

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E proprio mentre Isotetto sta per riavviare l’attività ordinaria di produzione per assolvere ad alcune nuove commesse, Claudio Gabriele Belforte, responsabile commerciale in pectore, sta ponendo le basi per un rilancio dei prodotti dell’azienda, specialmente sui mercati esteri. Sono in corso, infatti, accordi con una società specializzata nella valutazione e nella valorizzazione di produzioni italiane da proporre oltreconfine e contatti con importatori in Usa, Sud America ed Europa, compresi i Paesi dell’Est del Vecchio continente.

Allo studio, inoltre, nuove applicazioni dei prodotti Isotetto. Si tratta, in particolare, del progetto EM, sigla che sta per “Emergency module”: “L’idea – sottolinea Claudio Gabriele Belforte, che ne è il promotore – è di sviluppare moduli abitativi temporanei, o più in generale, soluzioni semplici, sicure, facili da realizzare e soprattutto con una grande attenzione nei confronti del risparmio energetico. Un’applicazione che potrebbe trovare interesse all’estero, e credo specialmente negli Usa”.

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