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Ferrino (outdoor), cerca sbocchi in UK e Cina, e l’Europa diventa terreno di reinvestimento

E’ presente oggi in quaranta Paesi al mondo, sta per aprire un canale di vendite nel Regno Unito, sta facendo scouting per un partner in Cina e lavora per reinvestire sulla propria presenza in Europa, specialmente in quella Mitteleuropa amante delle montagne, con Germania, Austria e Svizzera, senza dimenticare mercati storici come Francia e Spagna e, nell’Est europeo, come la Repubblica Ceca, o destinazioni a vocazione montana e di trekking come il Cile, in Sud America. In Corea del Sud continua a dare soddisfazioni l’attività di licensing. E’ una dimensione assolutamente internazionale quella che Anna Ferrino (nella foto)

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sta dando all’azienda di famiglia di cui è amministratore delegato (e quinta generazione dalla fondazione, nel 1870) per la parte che riguarda il marketing e le vendite all’estero. E l’ambito nel quale la società con stabilimento a San Mauro Torinese sta costruendo il suo volto internazionale è ormai sempre più quello dell’outdoor a 360 gradi. Un’identità marcata, che accompagnerà l’azienda nel cammino verso i 150 anni di attività, che saranno compiuti a breve, nel 2020. Presidente dell’azienda è Alberto Ferrino (nella foto),

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e padre di Anna, l’altro amministratore delegato è Augusto Rabajoli (nella foto)

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che si occupa degli aspetti amministrativi e finanziari dell’impresa torinese.

Fino agli anni Settanta, Ferrino era sinonimo di campeggio e di tende, sulla scia del turismo all’aria aperta che pian piano aveva conquistato larghe fette di appassionati in Italia. Ma dagli anni Ottanta in poi, grazie all’impulso dato all’azienda da grandi alpinisti ed escursionisti, tra questi, in particolare, Reinhold Messner (nella foto, con il presidente Alberto Ferrino),

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che hanno valorizzato la produzione dell’azienda torinese e l’hanno spinta a nuove performance di qualità, la Ferrino ha trasformato la sua immagine e oggi conta su un’offerta di gamma globale per chi fa arrampicata, alpinismo, escursionismo e trekking, viaggi avventura; quel mondo che oggi passa sotto il nome sintetico di outdoor “e che – sottolinea Anna Ferrino – è in forte crescita e pertanto richiede grande capacità competitiva”.

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L’azienda torinese ha oggi una trentennale esperienza in tutte le attrezzature necessarie per un turismo tecnico e determinato dalla passione per la natura: abbigliamento per stare a temperature estreme, zaini e sacchiletto, tende e articoli antipioggia, stoviglie e accessori, attrezzature per arrampicate ed escursionismo fino alle racchette da neve.

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Con questa capacità di offerta competitiva l’azienda è pronta a navigare in mare aperto e si spiega così il nuovo impulso all’export: “Ricaviamo dall’estero ormai il 50% delle nostre vendite (alcuni anni fa era al 20-30%) – sottolinea Anna Ferrino –.  In Europa, Germania, Austria e Svizzera rappresentano da soli il 33% del mercato outdoor e purtroppo siamo ancora poco presenti in queste aree. Ecco perché puntiamo, dal punto di vista strategico, a crescere nei mercati di lingua tedesca. Detto questo, siamo sempre più intenzionati a giocare su più tavoli e questo, per una Pmi come la nostra, è un lavoro difficilissimo. Io stessa cerco di presentare in prima persona la nostra produzione a importatori e clienti esteri. Intendo essere sempre più ambasciatrice del nostro brand. Che il titolare di un marchio cerchi questo contatto diretto con i mercati fa la differenza. E quando sei sul posto le cose si semplificano. Sono impegnata a rendere Ferrino un’azienda un po’ meno italiana e un po’ più globale”. Il bilancio 2015-2016 (che si chiude a cavallo degli anni di esercizio) ha fatto registrare un fatturato di 16 milioni. Ferrino dà oggi lavoro a 58 persone.

L’azienda ha scelto di qualificare i suoi prodotti anche nella formula distributiva, fondata sulla diffusione nei negozi e nella grande distribuzione specializzati. In Italia, un migliaio i punti vendita. La forza di Ferrino è stata anche riuscire a cambiare pelle dopo essere diventata per molti aspetti la “regina” del campeggio di qualità: ha puntato sul B2C piuttosto che sul B2B che l’aveva vista protagonista nel passato per le commesse pubbliche nelle forniture per la protezione civile e l’esercito. Oggi il B2B rappresenta ancora una parte importante del fatturato, circa il 30% delle vendite, ma pur sempre legato alle incognite dei bandi pubblici.

Tutto nasce nel 1870 quando, a Torino, nel suo negozio di vernici, Cesare Ferrino, trisnonno di Anna, sperimenta il primo procedimento industriale per produrre tele cerate. La Fiat le sceglie per le capote delle proprie auto, l’esercito italiano per le tende militari. Nel secondo dopoguerra Ferrino vive il suo boom come azienda produttrice di tende da campeggio, specialmente tende a casetta, pe la famiglia, e tende canadesi, per servire una clientela che punta all’avventura, alla vacanza en plein air e alla praticità. Un’attività che cresce impetuosamente e che nel 1971 vede l’ingresso nella società della famiglia Rabajoli, nella figura di Edoardo Rabajoli.

Sul finire degli Settanta e specialmente negli anni 80 con la figura di Reinhold Messner, la Ferrino diversifica allargano la produzione a tutta l’attrezzatura per l’outdoor: la strada del futuro è tracciata. Arrivano gli zaini Ferrino, e anche i sacchiletto e gli accessori, fino al 2008-2009 che portano in catalogo anche abbigliamento tecnico e racchette da neve.

E continua la tradizione di esploratori e alpinisti testimonial di Ferrino, da Messner a Fogar, da Carla Perrotti a Silvio Mondinelli, a Edurne Pasaban. Una tradizione proseguita fino a oggi con nuove avventure, come quelle dei I fratelli Franchini, Tomas e Silvestro, sul Cerro Penitentes in Patagonia, che hanno aperto una nuova via in stile alpino chiamata ‘El Mariano’. Ferrino ha accompagnato questi giovani alpinisti con la nuova tenda Maverick 2 e il sacco a pelo HL Silver Pro appositamente modificato per loro.