Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
castino-miste4-1

Con Valgiò la carità e le cose buone made in Italy vanno all’estero

I prodotti Valgiò, marchio italiano di cibi “buoni” (perché coltivati naturalmente e conservati attraverso metodi tradizionali) e “giusti” (perché sono impiegate persone in stato di fragilità sociale) puntano all’estero. Molti contatti sono stati portati avanti, attraverso trattative avviate tramite semplici conoscenze di persone che hanno creduto in questa “avventura”. Sono state già inviate in Germania, in Spagna, in Inghilterra, campionature di numerosi prodotti-simbolo della tradizione alimentare made in Italy: pasta, olio, intingoli, pomodori e altre verdure tipiche sott’olio e sotto aceto. E non è finita: visto che il successo spesso sorride agli audaci, ecco che contatti promettenti sono stati avviati con distributori americani, a New York e a Los Angeles.

Non stiamo parlando della proiezione estera di una grande impresa italiana dai fatturati milionari, ma di una piccola azienda agricola emanazione e brand di un’associazione dell’hinterland torinese che si chiama “Maria madre della Provvidenza”, nata dal desiderio della famiglia di un giovane, deceduto in un incidente stradale, di conservarne la memoria in un modo del tutto speciale.

Valgiò promuove prodotti agricoli coltivati nel pieno rispetto ambientale e in modo naturale e porta nel suo marchio le iniziali di Giorgio Valsania (qui sotto nella foto) il giovane prematuramente morto nel 2006.

1554348_10204078969008432_9070051635279918693_n-540x480

Artefici di questo piccolo miracolo di riscatto da un grande dolore e di amore al prossimo sono Enzo Valsania (nelle due foto he seguono), ex dirigente edile, molto conosciuto a Caselle, in provincia di Torino, e papà di Giorgio,

download-6

img_3610

la mamma Grazia e le sorelle del giovane, Nadia (nella foto)

imga0211

e Mara, oltre ai molti volontari, tra amici e parenti, che si stringono continuamente per far proseguire questo progetto. L’azienda agricola occupa attualmente sei persone, lavoratori provenienti da situazioni economiche e sociali di particolare bisogno: disoccupati, carcerati a fine pena, rifugiati, che hanno voglia di lavorare in agricoltura, nell’intento di recupare una dignità personale. Valgiò ha chiuso il 2016 con un fatturato di 60mila euro, che rappresentano la produzione di 25mila kg di pomodori e 7mila di altri ortaggi.

I dipendenti dell’azienda lavorano nei cosiddetti orti sociali, “nati nel 2012 – spiega Enzo Valsania – con l’intento di promuovere innovazione responsabile e condivisione nel campo delle produzioni agricole di qualità e delle politiche di inclusione sociale. Nei nostri orti sostenibili di Caselle e Torrazza Piemonte si coltivano ortaggi e frutta da portare sulla tavola delle famiglie assistite, utilizzando insetticidi riconosciuti nelle coltivazioni biologiche”. Alla vendita diretta si associa, dalla scorsa estate, anche l’attività di trasformazione, che attualmente viene effettuata da terzi.

“Tra luglio e agosto – ricorda il papà di Giorgio – ci siamo trovati con prodotti in esubero. Che fare? Metterli in barattoli, abbiamo pensato, ed ecco che è nato un nuovo filone di lavoro”. Da qui, anche grazie all’incontro casuale all’interno dell’associazione tra Valsania e un vulcanico amico con grande esperienza commerciale, che ha subito creduto in Valgiò, è nata la proposta di far conoscere ai mercati esteri i prodotti Valgiò e di commercializzare articoli alimentari di altre realtà italiane.  “All’interno della nostra gamma – sottolinea Valsania – è oggi possibile scegliere tra una vasta offerta di articoli, come marmellate, sughi, sott’oli, succhi e diverse tipologie di farine e riso.

download-1

download-4

download-5

gamma-prodotti

images-1

images-2

images-3

Per ogni prodotto, Valgiò garantisce l’utilizzo di materie prime testate e di qualità. I pomodori usati per le passate e per i sughi artigianali provengono direttamente dai nostri orti, coltivati da giovani e volontari. Tutti i nostri ortaggi – sottolinea Valsania -sono soggetti ad essiccazione naturale al sole. Questa tradizionale pratica, insieme alla successiva salatura, aiuta a mantenere non solo il sapore unico ma anche tutte le proprietà nutritive del prodotto”. Qui di seguito il sito internet di Valgiò.

Home page

La coltivazione negli orti sociali di Valgiò viene effettuata con letamazione e minima lavorazione, con la pacciamatura e con l’adozione della tecnica dell’idroponia. Quest’ultimo è un metodo di coltivazione fuori suolo in cui la terra è sostituita da un substrato inerte. La pianta viene irrigata tramite un sistema d’irrigazione computerizzato che apporta costantemente acqua e tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione minerale. La coltura idroponica consente produzioni controllate sia dal punto di vista qualitativo sia igienico-sanitario durante tutto l’anno.

dsc9284-1024x680

dsc9287-1024x680

dsc9275-1024x680

Tutti gli utili di Valgiò sono reinvestiti nello sviluppo dell’azienda agricola, nell’incremento dell’occupazione e nel sostegno alle opere caritative dell’associazione Maria madre della Provvidenza. L’impegno in Valgiò è il punto terminale, per ora, di un’intensa attività in campo sociale che è nata da un grande dolore…

“Questo dolore immenso, la perdita di un figlio, che avrebbe potuto annientare Enzo e la sua famiglia – si legge nel sito dell’azienda – è stato però l’inizio di una nuova vita e di una nuova strada. L’amore non muore mai, si trasforma. Da questa frase, scritta da Giorgio sul suo diario, Enzo e la sua famiglia hanno trovato la forza per andare avanti, trasformando il grande amore che hanno per Giorgio in azioni concrete di amore per gli altri. Così, dalla morte del figlio, di un fratello, di un amico vero come sapeva essere Giorgio, Enzo e Nadia si sono dedicati con passione al volontariato coadiuvati ogni giorno di tutti quelli che lo hanno amato in vita e continuano ad amarlo oggi”.

Il punto di partenza fisico di questo miracolo è il magazzino di stoccaggio di Strada Commenda, a Caselle, base operativa dell’associazione Maria madre della Provvidenza Onlus, dedicato alla memoria di Giorgio.  L’associazione aveva iniziato la sua attività pensando di dare vita a un innovativo centro sperimentale per la ricerca sugli stati vegetativi e di minima coscienza, chiamato “Il volo”, però poi non realizzato. Da qui il desiderio di partire con un nuovo progetto per la distribuzione alimentare e di prodotti di prima necessità a famiglie bisognose, utilizzando i soldi raccolti dai donatori (90mila euro). L’associazione è iscritta all’Istituto nazionale donazioni, marchio che vuole garantire ai donatori che i soldi raccolti sono destinati realmente ai progetti istituzionali. Nel 2012 l’associazione entra in contatto con una realtà già esistente da anni che distribuisce prodotti della Comunità Europea (Agea), un ente nazionale che da quasi 20 anni assiste in modo continuativo milioni di persone: la Fondazione Banco delle Opere di Carità.  Da quell’anno in Piemonte è sorta una sede del Banco, costituita da un magazzino di stoccaggio a Caselle e da un altro a Vercelli. Complice il persistere della crisi, il Banco delle Opere di Carità del Piemonte, intitolato anche questo a Giorgio Valsania, in breve tempo ha convenzionato molti enti e Comuni che mensilmente ritirano derrate alimentari dell’Agea, per il tramite della raccolta alimentare nazionale, e da donazioni di generi alimentari e non, da parte di aziende e privati. Una realtà che oggi serve circa 17mila indigenti in Piemonte.

Il prossimo 5 marzo, come ogni anno, il Banco delle Opere di Carità partecipa alla “Giornata della fame in Italia” organizzato dalla Fondazione Banco delle Opere di Carità, che vedrà coinvolte in tutta Italia catene di supermercati, donatori e volontari.

Nelle fotografie che seguono, Enzo Valsania che riceve in visita a Caselle il vescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia e Valsania all’interno del magazzino del Banco.

SONY DSC

whatsapp-image-2017-01-10-at-11-16-48-540x500

L’associazione che ricorda Giorgio Valsania ha portato avanti in questi anni tante altre iniziative: dalla costruzione di un mulino in Burkina Faso (avviando una piccola economia di scambio sul territorio all’interno di un paese in estrema necessità), alla realizzazione di un pozzo e di un dispensario in Madagascar (che oggi accoglie e cura dai villaggi limitrofi circa 500 persone), alla nursery dell’ospedale di Ciriè (comprando attrezzatura e culle, insieme ad altri, per rendere un reparto adeguato e al passo con le tecnologie attuali). Fino al più recente aiuto alle popolazioni italiane colpite dal terremoto, con l’invio di materiali di primo soccorso, alimentari e non, coperte, camper e roulotte e a seguire prefabbricati mobili, tutti quanti ricevuti da donatori private e imprese.

Può bastare? Enzo Valsania, alla sua bella età, coadiuvato da un team di persone che credono nel progetto sociale e che lo seguono ogni giorno affinchè si possano portare a termine le singole missioni, non da proprio l’impressione di volersi fermare. E così sono già all’orizzonte tante altre sfide…