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La fondazione “E4Impact” aiuta le imprese italiane a lavorare in Africa. E i risultati già si vedono…

“L’Africa, spesso trascurata e dimenticata da noi occidentali, è l’area del mondo con il più alto potenziale di crescita. C’è una grande voglia di fare tra la popolazione e l’età media è tra le più basse del Pianeta. Ecco perché suggeriamo questo continente agli imprenditori italiani come meta dei loro possibili investimenti in internazionalizzazione”. Non ha dubbi in proposito, Martino Ghielmi,

Martino_Ghielmi_E4Impact

coordinatore del progetto “First-Step Africa” della milanese “E4Impact fondation”, l’organizzazione nata nel 2015 per iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, della famiglia Moratti (Securfin), di Mapei e Salini-Impregilo,

</span></figure></a> (da sinistra, Mario Molteni, Giorgio Squinzi, Letizia Moratti, Franco Anelli e e Pietro Salini)
(da sinistra, Mario Molteni, Giorgio Squinzi, Letizia Moratti, Franco Anelli e e Pietro Salini)

con lo scopo di costituire un asse tra l’Italia e le migliori Università africane “per dare impulso a una nuova generazione di imprenditori a forte impatto sociale”.

http://e4impact.org

https://www.facebook.com/E4impact/?fref=ts

https://twitter.com/E4Impact

https://www.youtube.com/channel/UCzlmP4c-VB1GVAds455TLbQ

In brevissimo tempo l’iniziativa ha catalizzato l’interesse di undici imprese italiane o presenti in Italia con le loro attività.  In poche parole: le aziende italiane finanziano borse di studio per corsi Mba organizzati da “E4Impact” presso le università locali africane che vedano come protagonisti imprenditori locali che lavorano attorno a un business plan finalizzato alla penetrazione delle imprese nostrane in quei Paesi. Gli imprenditori africani sono selezionati e scelti dalle aziende italiane.

First-Step-Africa

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L’ultima impresa “tricolore”, in ordine di tempo, ad aver colto l’occasione offerta “E4Impact” è la Ferrero di Alba.

Il sito di Ferrero

La multinazionale italiana del settore dolciario sta sostenendo, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica, un progetto di formazione di un imprenditore ivoriano che dovrebbe garantire all’impresa cuneese l’accesso a una filiera di cacao interamente bio e certificata fair trade. C’è poi il gruppo BasicNet (Kappa, Robe di Kappa, Superga, K-Way)

Il sito di BasicNet

che sta valutando la fattibilità di un ingresso nel mercato dell’East Africa grazie al lavoro di un imprenditore kenyota. Due nomi notissimi dell’industria italiana, dunque, che si affiancano a realtà meno “popolari”, come Sipa, Host, Ica, Cst Consulting, Sivam, Idrodepurazione, Milagro, l’indiana Nishant e Texbond.

Tutto comincia con la Sipa, di Vittorio Veneto, azienda del gruppo Zoppas,

Il sito di Sipa

specializzata nella produzione di macchine per la produzione di preforme e contenitori in Pet e intere linee di imbottigliamento, che ha sponsorizzato due ingegneri ghanesi per analizzare il mercato locale, individuando 46 clienti. Risultato? Sipa sta aprendo una filiale commerciale nell’Africa Occidentale coinvolgendo uno dei due beneficiari di borsa di studio.  C’è poi Host, impresa di Bollate (Milano)

Il sito di Host

che produce detergenti e sanificanti.  Attiva nel catering, nella ristorazione, nell’alberghiero, nella sanità e altri comparti, in partnership con un imprenditore keniota ha valutato la fattibilità di un ingresso nel mercato industriale locale. Si è, invece,affidata a un giovane imprenditore ugandese con esperienza nel settore del caffè la Ica, di Bologna,

Il sito di Ica

specializzata nella produzione di macchine automatiche per il confezionamento in materiale flessibile e in capsule, cialde e monodosi idrosolubili. Ica sta valutando l’ingresso in quel mercato. Altra azienda impegnata nei programmi di “First-Step Africa” è la Cst Consulting di Limbiate (Monza-Brianza)

Il sito di Cst

che opera nella consulenza IT: un imprenditore kenyota sta frequentando l’Mba a Nairobi con il sostegno dell’azienda italiana per mettere a punto un’alleanza strategica per l’intero mercato dell’East Africa Community. Ancora Kenia e Uganda negli obiettivi di un’altra azienda, la Sivam, di Casalpusterlengo (Lodi).

Il sito di Sivam

Con i suoi 900 prodotti per la zootecnia e l’agricoltura, è entrata a far parte di un progetto governativo per portare la filiera lattiero-casearia italiana in Kenia. Inoltre, Sivam sta sostenendo la formazione del figlio di un distributore ugandese per valutare come includere i suoi prodotti nell’offerta dell’azienda locale di famiglia. Due borse per potenziali agenti sono in via di completamento in Ghana e in Uganda per conto dell’impresa “Idrodepurazione” di Seregno (Monza-Brianza),

Il sito di Idrodepurazione

mentre un’altra è stata attivata da Alba Milagro (fertilizzanti speciali), di Parabiago (Milano) per studiare il mercato locale in Kenia.  Tra le ultime iniziative, quelle dell’indiana “Nishant” che opera nel settore della bioenergia, e che ha messo a punto un modello di franchising che sta replicando in Kenia appoggiandosi a un imprenditore locale che partecipa all’Mba di “E4Impact”. Da ultimo, Texbond, di Rovereto (Trento),

Il sito di Texbond

che opera nell’industria dell fibre artificiali: è in corso la ricerca di un imprenditore in Senegal interessato all’esplorazione di opportunità congiunte nell’Africa Occidentale.