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Time for Bedding (marchio “d’elite”): attiva da tre anni, ha già il 90% del fatturato oltreconfine

“Qualcuno ha detto che il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Io ho fatto un sogno meraviglioso: dar vita a un’azienda innovativa, eppure immersa in una tradizione manifatturiera consolidata, per ideare e fabbricare prodotti basati sul comfort, sulla bellezza e sul design, con la certezza di potersi rivolgere a clienti che desiderano permettersi il lusso anche a letto”. Così Andrea Cardini,

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presidente di Time for Bedding, azienda di Prato, definisce la società di cui è fondatore, diventata nel marzo 2014 e operativa nel settore dei sistemi per dormire.

Time for Bedding, con il suo marchio “d’elite” prevede di chiudere il 2016 con un fatturato intorno ai 15 milioni (10 nel 2015) per il 90% derivante da vendite all’estero. Ovvero, ecco come si può far nascere un’azienda dal niente (non c’erano capannoni, non c’era personale, solo idee e un grande sogno), darle gambe in breve tempo e mostrarsi subito innovativa e competitiva con ampi margini di internazionalizzazione.

Time for Bedding è presente con i suoi rappresentanti al congresso internazionale dei produttori di materassi, reti e altri componenti per il dormire, in corso (Ebia), in corso a Berlino al Kempinski Hotel Bristol.

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Il marchio “d’elite”, lo dice lo stesso nome, come fa notare la direttrice commerciale, Cristiana Gherardi (nella foto con l’altro direttore commerciale, Roberto Quinti),

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è orientato a una clientela attenta al lusso (suo il letto congegnato con Swarovski che vale 58mila euro) e con questo target si sta proponendo in tutto il mondo. Del 90% di vendite oltreconfine almeno più della metà deriva da ricavi in Francia, Paese con una diffusa “cultura del sonno” e attento alle innovazioni in questo campo. Ma il brand vende anche con profitto in Belgio, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, sta cominciando anche in Germania e vende pure nell’Est europeo in Paesi come la Romania. Non manca il Far East nel portafoglio vendite di Time for Bedding con ricavi anche a Taiwan e in Corea. “Stiamo costituendo una fitta rete commerciale anche all’estero – spiega Cristiana Gherardi, che si occupa prevalentemente dell’export – ma puntiamo soprattutto su partner locali, nei negozi, nelle grandi catene d’acquisto. La nostra strategia di presenza sui mercati all’estero nasce sostanzialmente dalla capacità di rapportarci con le singole realtà territoriali. Per questo puntiamo moltissimo sulle presenze alle fiere di settore, da quello del Mobile a Milano ai saloni di Bruxelles o di Colonia, per citarne alcuni. Ho fatto sei fiere in un anno, un gran lavoro… ma è quello che dà maggiormente frutti perchè quelle occasioni diventano un vero e proprio volano per le nostre collezioni”.

Video su Time for Bedding /1

L’azienda, come sottolinea il suo ideatore, Cardini, punta tutto sul riuscire a fare un prodotto completamente originale e questo lo si può notare dagli stili, dal design e dalle tecnologie adottate. Tre le “filosofie” delle linee principali delle collezioni: lusso, tecnico e base, ma tutte con proposte di carattere medio-alto di gamma.

Video su Time for Bedding /2

Time for Bedding sta approfondendo anche la sua presenza sul mercato domestico, seguito dal direttore commerciale, Roberto Quinti. Molte le “piazze” coperte nel Nord Italia, al Centro e anche al Sud. Anche in Italia l’azienda si qualifica con le sue caratteristiche originali: “Voler fabbricare i migliori materassi del mondo – spiega ancora Cardini –  un concentrato di qualità, comfort, estetica e design. In una parola: l’eccellenza interamente firmata “made in Italy”. Time for Bedding è una delle poche aziende in grado di produrre l’alta gamma sulle tre principali “famiglie” di materassi: a molle, in lattice, in poliuretano”. A Prato i dipendenti operano secondo un lay out produttivo che articola il ciclo di lavorazione su diverse isole specializzate, tra impianti tecnologici progettati su misura e aree di finitura a mano.

L’azienda conta attualmente su una quarantina di dipendenti, dalla decina di persone che da sole diedero il via all’attività tre anni fa. Segno che, nonostante tutto, in Italia si può ancora “sognare”.

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