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Eataly sempre più internazionalizzata apre in Brasile il suo 14/mo store nel mondo. E non è finita…

A sinistra lo stand della Nutella e dei gelati Venchi. A destra il bar di Lavazza e la pasticceria di Luca Montersino. Il ping pong di sguardi appena entrati nello store di Eataly a San Paolo, il primo in Sud America, è un bel biglietto da visita per i brasiliani che lo frequenteranno. Con il grande store in Avenida Juscelino Kubitschek, 1489 (4.500 metri quadrati distribuiti su tre piani, ubicati in un’area modernissima, nei pressi delle sedi di Google e Luxottica paulistani), Eataly “scopre” così il “suo” Sud America. In attesa di altre prossime “scoperte”: Mosca, Londra, Parigi e un secondo store a New York.

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L’apertura a San Paolo è prevista il 19 maggio: sarà il 29/mo store del gruppo fondato da Oscar Farinetti, tra Italia (15 i negozi o “supernegozi” operativi) e 14 nel resto del mondo (nove in Giappone, due negli Usa – New York e Chicago – uno a Dubai e un altro a Istanbul). Il nuovo spazio “eatalyano” darà lavoro a circa 500 persone. A San Paolo la filosofia di Eataly (dimostrare come i prodotti dell’enogastronomia italiana di alta qualità possano essere a disposizione di tutti) gioca una scommessa: proporre il meglio della produzione made in Italy in un mix stretto con il meglio dei prodotti agroalimentari brasiliani.

La novità è data dal fatto che la joint venture di Eataly con i supermercati St.Marchè (è l’iniziativa che ha permesso l’apertura di questo nuovo store) ha promosso la costituzione di una squadra di esperti gastronomici tra Italia e Brasile e che ha valorizzato la grande offerta locale per quanto riguarda ortofrutta, carne e pesce e anche formaggi.

 Un’offerta italo-brasiliana

 Offerta che andrà ad affiancarsi ai prodotti e ai produttori italiani. L’esempio più eloquente di questo mix è nel fatto che a fianco degli stand di Nutella e Venchi ci sarà l’area dei succhi di frutta, bevanda tipica e di grande qualità per i brasiliani. La selezione italo-brasiliana realizzata da Eataly consterà di una proposta complessiva di 7mila prodotti agroalimentari. Lo store paulistano è dedicato, al pian terreno, alla panificazione e ai salumi e ai formaggi, e ci saranno alcuni ristoranti. Al secondo piano, macelleria e rosticceria e un’aula didattica per la pasta fresca, e poi la pescheria e il relativo ristorante.

 Cinque ristoranti e la cucina alla brace

 Sempre qui, spazio a pasta e pizza, con Rossopomodoro, e al caffè Vergnano. Accanto alla grossery del salato una ricca enoteca. Al terzo piano lo spazio per “Brace” – la cucina alla brace anche questa una “passione” per i brasiliani – un ristorante, una cucina a vista, l’impianto per la produzione di birra. Nel complesso: cinque ristoranti tematici, più lo spazio di “Vino Libero” (l’associazione che raggruppa dodici produttori vinicoli e una distilleria italiani), più “Brace” per un totale di 700 coperti. Cinque i laboratori di produzione interna (birra, panetteria, mozzarella, pasta fresca, pasticceria).

Il nome di Eataly nasce dalla fusione di due parole: eat, cioè ‘mangiare’ in inglese, e Italy, Italia. Fin dalla sua nascita, con l’apertura nel 2007 del primo punto vendita a Torino, al Lingotto, nell’ex stabilimento della Carpano, Eataly ha proposto il meglio delle produzioni artigianali grazie alla creazione di un rapporto diretto fra produttore e distributore, e ispirandosi a parole chiave come sostenibilità, responsabilità e condivisione.

 Nel 2014 fatturato di 300 milioni per il gruppo

 E i successi sono arrivati uno dopo l’altro: il 2014 si è chiuso per il gruppo Eataly con vendite per 300 milioni. Dando lavoro a circa 4mila persone.

«Ogni Eataly è dedicato ad un valore immateriale – spiega Oscar Farinetti – Eataly New York è dedicato alla pace. Abbiamo dedicato Eataly San Paolo ai 31 milioni di discendenti italiani che vivono nello stato di San Paolo. Tra il 1920 e il 1970, 20 milioni di italiani vi sono stati accolti e hanno contagiato il Brasile di gusto italiano creando una incredibile biodiversità di integrazione e interazione. Noi celebriamo questo Brasile con una ricca cartellonistica che racconta il meglio di come gli italiani si sono espressi in quel paese».